Curare l’ansia con i farmaci

 I farmaci devono essere prescritti solo quando i sintomi dell’ansia sono talmente gravi da interferire con le normali attività quotidiane, anche perché la psicoterapia risulterebbe inefficace se il paziente è sopraffatto dall’ansia e non riesce quindi a concentrarsi. Il farmaco più comunemente prescritto è il benzodiazepine, nonostante la ricerca non abbia dimostrato che questa classe di farmaci sia più efficace di altre. Il Valium e il lorazepam sono quelli maggiormente prescritti. Il lorazepam produce effetti sedativi di più lunga durata rispetto al diazepam. I pazienti, però, devono sempre essere informati sui possibili effetti collaterali di tali farmaci.

Spesso gli antidepressivi triciclici, sono un’alternativa alle benzodiazepine e può essere una scelta migliore e di più lunga durata. Tali farmaci devono essere usati solo per i sintomi acuti dell’ansia e devono essere sospesi gradualmente.

Xanax, Lexotan, En, Tavor, Valium, Cipralex, Ansiolin, Tranquirit, Dalmadorm, Compendium, Frontal, Valeans, Minias, Anseren… li conosci? Ebbene si, sono anni che li butti in bocca e con un sorso d’acqua li mandi giù! Da troppo tempo incontro persone stremate da anni di sofferenze e drogati da farmaci prescritti incautamente per curare, ma che alla fine non hanno curato proprio nulla. La letteratura mondiale scrive a chiare lettere come il trattamento migliore per la cura dei disturbi d’ansia, quindi attacchi di panico, fobie, ansia sociale, disturbo ossessivo compulsivo, per non parlare di altri disturbi, come quelli dell’umore è l’integrazione tra Psicofarmaco e Psicoterapia. Come mai sono anni che il tuo medico di base prescrive psicofarmaci e non si accorge che non guarisci mai? Come mai non tiene conto che la strada che sta percorrendo non sta portando da nessuna parte e non si orienta, quindi, verso altre strada? Perché, se vuole veramente guarire il suo paziente, non cambia strategia? Come mai a questo punto non suggerisce la psicoterapia come più valido e forse definitivo aiuto? Non voglio pensare che il dottor. …. , o che la dottoressa … durante i suoi studi o corsi di aggiornamento non abbia studiato l’importanza  e la necessarietà in molte situazioni, come proprio quelle di ansia, di panico, di depressione, di intervenire anche con l’ausilio della psicoterapia quando il solo farmaco non sta dando risultati? In molti casi lo psicofarmaco è necessario per ristabilire equilibri biochimici importanti, tuttavia gli svantaggi più evidenti di un uso prolungato e ingiustificato di farmaci ansiolitici sono la dipendenza fisica (difficoltà nell’interrompere la terapia) e la tolleranza (sono richieste dose sempre più elevate per lo stesso effetto farmacologico) soprattutto nel caso delle benzodiazepine. Come conseguenza, l’interruzione della terapia può provocare spesso effetti indesiderati notevoli come ulteriore ansia, insonnia e attacchi di panico, tipici di una crisi di astinenza, ragione per cui, usare questi farmaci in modo incauto quando non necessario, potrebbe far entrare in un infelice circolo vizioso.  Da sottolineare come un paziente che da anni soffre di un disturbo costruisce degli schemi di pensiero e di ragionamento che contribuiranno a rendere cronico… cronico… cronico un disturbo semplice da cui il paziente doveva guarire in breve tempo!!! …Sarebbe potuto guarire in breve tempo! Proprio ieri ho incontrato “Antonio” un ragazzo con disturbo di attacchi di panico, soffre del disturbo da quattro anni, il suo medico curante (L’illustrissimo dottor… ) ha continuato per quattro anni a prescrivere psicofarmaci, psicofarmaci e solo psicofarmaci. Antonio era partito quattro anni fa lamentando al suo medico una occasionale sensazione di agitazione e il sonno un poco disturbato. Oggi invece Antonio non riesce più ad uscire da casa se non accompagnato, comunque non si sente sicuro nello spostarsi in ore di punta o a percorrere strade trafficate, in quanto, qualora un malessere, sarebbe difficile allontanarsi da quel luogo o ricevere soccorso.

Oggi Antonio, per nessun motivo si sposta dal proprio paese, perché questo significherebbe allontanarsi troppo dalla propria abitazione considerata “base sicura”. In realtà oggi Antonio si sposta raramente dalla propria casa e dal proprio quartiere, quasi esclusivamente per raggiungere lo studio del proprio medico, il dott. …  e farsi prescrivere le “sue medicine”.  Oggi Antonio, secondo quella “medicina” che  ha studiato il suo medico, è un malato cronico… dove per cronico si intende quel paziente che soffre di malattia da cui non si può guarire e che l’unico intervento è quello di tamponare facendogli assumere psicofarmaci per tutta la vita. Oggi Antonio è malato nei pensieri, perché nei suoi pensieri la piazza del paese è un pericolo, perché la banca o l’ufficio postale, sono visti come un pericolo, è malato nei pensieri perché la notte non dorme nel suo letto immaginando che, qualora una crisi, il trovarsi nel letto sarebbe perdere minuti preziosi nella fuga verso l’ospedale. Antonio oggi prende 1 compressa 3 volte al giorno e 20 gocce sempre per tre volte al giorno, ore 8.00, ore 12.00, ore 20.00… sulla ricetta c’è scritto così. Antonio in un anno assume oltre 1000 compresse (3×356=millenovantacinque) e oltre 21.000 gocce (60×365 =ventunomilanovecento).

Antonio non si separa mai da una bottiglietta d’acqua che porta sempre con sé. Ieri Antonio ha pianto ancora. In tasca, non riuscirebbe mai a farsi mancare la stessa compressa da sciogliere sotto la lingua in caso di bisogno… di bisogno…! L’ha consigliata il suo medico.

Si, sempre lui il dottor…  Proprio l’illustrissimo dottore che, secondo me, lasciatemelo dire: di Antonio non ha mai capito e continua a non capire un granché.

Dott. Pierpaolo Casto - Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale - PER APPUNTAMENTO: Viale Mazzini, 76 CASARANO ( Lecce ) Tel. 328 9197451 © 2016 Frontier Theme