Attacchi di panico

ATTACCHI DI PANICO:

Cos’è e come si manifesta un attacco di panico

Il disturbo di panico è una malattia invalidante che, per chi ne soffre, a volte, non riesce a fare molte cose, per esempio prendere un autobus, camminare da soli e, talvolta, anche uscire da casa.
E’ consigliabile stabilire un piccolo obiettivo, almeno credere poterlo fare. Questo perché le persone che soffrono di questo disturbo tendono non soddisfare pienamente i propri obiettivi.
Una volta stabilito l’obiettivo, il passo successivo è quello di dividerlo in piccoli compiti che devono essere eseguiti ogni giorno per aumentare gradatamente la difficoltà.
Ad esempio, supponiamo che l’obiettivo è quello di riprendere a guidare:
-Prima settimana: ogni giorno per una settimana ci si siede al posto auto da solo. Non si ha bisogno di nulla, solo sedersi al volante e rimanere lì per qualche minuto.
-Primo compito settimanale: alla fine della prima settimana il compito sarà sedersi sul sedile del conducente e avviare il motore e rimanere lì seduti per qualche minuto (almeno cinque minuti).
-Seconda settimana: durante la seconda settimana, ogni giorno, accendere il motore dell’auto e rimanere seduto sul posto auto per qualche minuto.
-Secondo compito settimanale: alla fine della seconda settimana sedersi al posto di guida, avviare il motore, inserire la prima marcia e spostare l’auto fuori dal luogo in cui è (forse garage) e rimetterla successivamente al contrario.

Se si ha avuto un attacco di panico, o si soffre periodicamente di attacchi di panico, si avvertono delle sensazioni sgradevoli. Probabilmente il primo attacco di panico è venuto fuori dal nulla con dei tremori improvvisi, mancanza di respiro e si inizia a pensare che la propria vita sia in pericolo.
Quello che si avverte e si pensa è una reazione del proprio corpo alla paura di un estremo pericolo, cioè una risposta normale del corpo contro una minaccia percepita immaginaria:
-Rilevare il pericolo: concentrarsi sulle sensazioni corporee come segnale di pericolo
-Catastrofi: interpretare le sensazioni corporee come una minaccia
.Controllare la situazione: si tenta di controllare il respiro o usare i comportamenti di sicurezza
-Evitare o scappare: si evitano situazioni ansiosi o si cerca di evitarle.
Quando ci si sente ansiosi si inizia a respirare rapidamente e il fiato tende a diventare più corto ed emergerà un senso di paura. Si può, inoltre, cominciare a concentrarsi sul proprio battito cardiaco. Quando si nota che il respiro è diventato più veloce, si inizia a pensare che si smette di respirare e di crollare, avendo un attacco di cuore o addirittura di morire.
A questo punto si inizia a cambiare il proprio status con delle modifiche al modo di “controllare” e si cerca di riprendere fiato, magari facendo respiri profondi o respiri rapidi.

Disturbo di panico e agorafobia
In cosa consiste?
-Concentrazione su tutte le sensazioni corporee che non sembrano “normali”.
-Interpretare queste sensazioni come un segno di una catastrofe che stia per accadere.
-Anticipare qualsiasi situazione in cui si può avere queste sensazioni.
-Evitare queste situazioni, se è possibile.
-Se non è possibile, fare qualcosa per sentirsi al sicuro.
-Se si sopravvive alla situazione, attribuire la sopravvivenza per i propri comportamenti di sicurezza.

Quando si ha la sensazione di ansia crescente, si può avere alcuni di questi pensieri:
-Vomito
-Sto per svenire
-Ho un tumore al cervello
-Sto per avere un attacco di cuore
-Avrò un ictus
-Sto per soffocare o per morire
-Sto diventando cieco
-Sto perdendo il controllo di me stesso
-Sto facendo qualcosa di stupido
-Potrei fare male a qualcuno
-Sto male
-Urlo
-Ho troppa paura di muovermi
-Sto impazzendo.

Pensieri che prevedono incidenti
Il sintomo peggiore del disturbo di panico è la convinzione che le sensazioni fisiche siano pericolose. Chiunque soffra di disturbo di panico dovrebbe fare un controllo medico accurato prima di iniziare qualsiasi terapia cognitivo-comportamentale. .Dopo aver verificato che non vi è alcun problema di salute, è necessario cercare di prendere le distanze dai propri sentimenti e guardarli in modo più razionale, considerare alcune interpretazioni più ragionevoli.

Tachicardia e mancanza di respiro
Durante un attracco di panico si pensa di avere un attacco di cuore e la risposta razionale sarebbe quella di non avere nessun problema di cuore, in quanto, dopo la visita medica, lo specialista non ha riscontrato nulla di particolare.
Si inizia a pensare di non aver mai avuto queste sensazioni prima di quel momento e il cervello manda un falso allarme, dicendo di essere pericolo, quando, in realtà, non è cosi.
La reazione di chi soffre del disturbo è semplicemente una normale risposta ad un allarme, una reazione di paura immaginaria.

Vertigini, debolezza e disorientamento
La risposta razionale consiste in un fenomeno temporaneo causato dal fatto che il sangue circola in diverse parti del corpo lontano dal mio cervello. Se, però, si sta seduti in silenzio e si respira normalmente, allora potrei avere calmarmi e le vertigini passeranno.

Molti pensieri e agitazione
Chi soffre del disturbo inizia a pensare di urlare e a perdere il controllo, in realtà, non vi è alcun motivo per piangere. Non si ha un’idea chiara di ciò che possa significare “perdere il controllo” , si pensa solo ai propri pensieri negativi e comprenderne il contenuto.

Aumenta l’intensità dei sintomi fisici
Chi ha il l’attacco di panico inizia ad avvertire un’intensificazione dello stesso.
Se non si dovesse calmare, si inizia a pensare di impazzire.
Gli attacchi di panico sono auto-limitanti. Dopo aver raggiunto un picco di sensazioni sgradevoli, cominciano a scemare da soli, inoltre, le sensazioni di panico sono semplicemente il risultato di un’eccitazione e non rappresentano un pericolo.

Eliminare il comportamento di sicurezza
La ricerca sui disturbi d’ansia ci mostra che probabilmente si sta facendo qualcosa per sentirsi più sicuri. Se si soffre di un disturbo di panico, utilizzare giorno per giorno alcuni dei comportamenti di sicurezza qui di seguito e mantenere, superstiziosamente, la convinzione che il panico è pericoloso e deve essere controllato.
Comportamenti di sicurezza tipici:
-Trovarsi vicino a delle uscite di emergenza o porte di uscita
-Avere qualcuno accanto mentre si cammina
-Cercando di riprendere fiato
-Usare gli occhiali da sole
-Bere qualcosa che possa essere d’aiuto per calmarsi, come una tisana, o prendere degli ansiolitici.
-Ripetere dichiarazioni di sicurezza di sé
-Pregare.
Il problema consiste che ci si basa su comportamenti di sicurezza che ci si propone di fare nel caso vi sia un’esposizione a situazioni temute (che potrebbe anche essere consigliata), ritenendo che la ragione per cui nulla di male sia accaduto è dovuta al pensiero (a volte magico) .
I comportamenti di sicurezza sono dannosi perché hanno la loro origine nella convinzione che il panico possa infliggere danni e, ogni volta che si hanno questi pensieri e comportamenti di sicurezza, si rafforza la paura e, di conseguenza, si produce un messaggio di paura rivolto a sé stessi.

Induzione al panico
Ci sono diversi modi o tecniche possibili da utilizzare intenzionalmente e che possono causare sintomi di panico, al fine di comprendere e verificare che essi non siano pericolosi.
Quanto accennato in precedenza si dovrebbe verificare con il proprio medico prima di iniziare qualsiasi approccio, assicurarsi che non si dispone di una complicazioni respiratorie gravi, asma o complicanze cardiovascolari e, inoltre, in caso di gravidanza, rivolgersi sempre ad uno specialista.
Tuttavia, un programma di trattamento psicologico cognitivo-comportamentale è un approccio che può aiutare intenzionalmente causando dispnea da respirazione rapida o indurre un senso di derealizzazione. Per indurre la sensazione di vertigini, ad esempio, usa una sedia girevole, in modo da imparare a sentire le vertigini in un ambiente protetto, rendendosi conto che non vi è nulla da temere quando si avvertono le vertigini. Dopo che i sintomi vengono indotti, sotto la supervisione, si può osservare se stessi e riconoscere che le sensazioni spiacevoli salgono fino al raggiungimento di un picco per poi diminuire di intensità e, lentamente, tornare alla normalità.
A seguito dell’esercizio si dovrebbe respirare normalmente, rilassare le spalle, sedersi, osservare le sensazioni e descrivere che cosa sta succedendo. L’obiettivo è quello di rendersi conto che si deve eliminare qualche sensazione per controllare sé stessi. Una volta che ci si rende conto che le proprie sensazioni fisiche non possono causare alcun danno, si è compiuto un grande passo per superare il problema. Le tecniche sopra descritte sono chiamate “esposizioni interocettive”.

Esposizione pratica
L’evitamento è pratica comune a qualsiasi disturbo d’ansia, in cui un antidoto efficace è la pratica di esposizione. Un modo per strutturare l’inizio della pratica consiste nell’elencare le situazioni temute. Successivamente si può affrontale le sensazione come si è immaginato, attraverso la situazione temuta. Quando ci si sente sufficientemente addestrati nelle fasi e nelle forme di ragionamento, si dovrebbe fare i conti senza l’applicazione di comportamenti di evitamento o di sicurezza, solo in questo modo può essere effettuata un’esposizione.
Gradualmente, nel tempo, è consigliabile aumentare l’intensità e la durata dell’esposizione, notando tutti i comportamenti di sicurezza che, di solito, si hanno.
Ricordate le risposte razionali e le interpretazioni catastrofiche del pericolo descritto in precedenza.
Le sensazioni corporee sono eccitazione semplicemente fisiologiche e i pensieri negativi sono, spesso, falsi allarmi.
Pensate di essere davanti ad un film, comodamente seduti su una poltrona per elaborare qualcosa che è esterno a voi stessi. E’ semplicemente una finzione e niente di terribile sta accadendo.
In realtà, la paura che fa scattare il panico, è un po’ come un film horror o thriller, se ci si immedesima con esso si avrà paura ma se si ottiene l’astrazione, nulla di male può accadere perché le conseguenze della paura sono tutte immaginate sulla base delle sensazioni corporee (interpretazioni negative) e i conseguenti pensieri catastrofici.

Il disagio
Non c’è dubbio che lasciare la zona di comfort è qualcosa di spaventoso e difficile anche per coloro che non soffrono di alcun tipo di disturbo d’ansia.
Un concetto utile per interiorizzare è il “disagio costruttivo”, cioè la pratica di fare le cose che per voi sono scomode al posto di quelle che si ha bisogno realmente di fare. In una fase in cui il l’ansia comincia a raggiungere livelli insopportabili, può essere difficile fare il contrario di ciò che si desidera. Quindi, non si dovrebbe mettere se stessi in situazioni di disagio senza prima prendere in considerazione alcune strategie facilitanti e costruttive.
Per tollerare il disagio è necessario ricordare:
-Che si possono effettivamente applicare le tecniche di respirazione e di rilassamento
-Non si dovrebbero avere comportamenti e pensieri di sicurezza
-Si dovrebbe elaborare una scala gerarchica dei disagi, a partire dal disagio minore
-Si dovrebbe cercare di avere sempre presente un pensiero rivolto a risposte razionali.

Gli attacchi di panico:
Gli attacchi di ansia, o attacchi di panico, sembrano sempre più comune nel mondo moderno. Tuttavia, essi sono probabilmente vecchi quanto l’essere umano, perché, in realtà, un attacco di panico è la forma che ha il corpo per rilevare e prepararsi a fuggire o combattere un pericolo imminente (lotta o fuga).
Una volta che abbiamo capito che non sim muore per un attacco di panico, che è una reazione perfettamente normale alla percezione dal nostro cervello di un possibile pericolo, siamo già a metà strada per guarire dai nostri attacchi (nel migliore dei casi) o almeno , vivere con loro.
Provare identificando situazioni che causano ansia e poi “rieducare” il cervello per capire che, in realtà, queste situazioni non sono pericolose e non è necessario, quando si verificano, che il nostro corpo venga messo in “allarme rosso”.
Ci sono molte informazioni su Internet che possono aiutarci a capire e, si spera, gli attacchi di panico. Tuttavia, se si pensa di soffrire di attacchi di panico, si consiglia di recarsi da uno specialista medico per controllare la loro diagnosi e il trattamento.
Con un trattamento adeguato è possibile per curare gli attacchi di panico, perdere i momenti di ansia e tornare ad avere una vita normale.

Cosa è un attacco di panico?
Che cosa è un attacco di panico? Perché alcune persone soffrono di attacchi e non le altre? Le circostanze di ogni persona subisce l’influenza o meno dei ripetuti attacchi di panico. Tra le possibili cause, gli esperti citano una situazione di stress , come pure una possibile predisposizione genetica (persone con parenti che soffrono di disturbi d’ansia ) o di genere (le donne sono più propense degli uomini).
Per definire un attacco di panico deve essere visto nel suo contesto biologico che aiuta anche molte persone a demistificare i sintomi e capire ciò che sta accadendo.
Con un attacco di panico si sta preparando il corpo ad affrontare una situazione di estremo pericolo.
Migliaia di anni fa un attacco di panico era una reazione molto utile. Gli esseri umani avevo due scelte: correre o combattere. Un attacco di panico è, infatti, una risposta biologica per entrambe le opzioni in un momento in cui non c’era tempo per pensare. Il cervello avverte un pericolo e subito mette in atto la capacità di risposta. Il corpo cambia le priorità di sopravvivenza da breve a lungo termine e la creazione di nuovi ormoni, come l’adrenalina, aumentano la pressione sanguigna e il tasso di respirazione. Per ottenere un maggiore sforzo muscolare, le gambe e le mani tremano perché i muscoli delle gambe si preparano a correre e quelli delle braccia a combattere. Il flusso di sangue passa dallo stomaco fino a raggiungere i principali gruppi muscolari che verranno utilizzati in caso di emergenza. Così le persone che soffrono di ansia sperimentano, spesso, problemi digestivi anche nello stesso punto.
Nel corso di un attacco di panico, le pupille degli occhi si possono dilatare, permettendo di raccogliere maggiori informazioni sulla situazione.
Molte persone hanno anche vomito o diarrea. Questo può essere visto anche dal punto di vista della sopravvivenza, in quanto si è meno appetibile per una minaccia carnivora . Se vediamo un attacco di panico in questo contesto, tutti i sintomi diventano meno minacciosi.
Se gli attacchi di panico, però, hanno una spiegazione storica, allora dovrebbero spaventarci di meno e, quindi, abbiamo avanzato un piccolo passo verso la guarigione.

I sintomi di un attacco di panico:

I sintomi degli attacchi di panico sono così sgradevoli che molte persone, che soffrono di un attacco da parte la prima volta, sono convinte di avere un attacco di cuore o di stare per morire. Inoltre, hanno paura di essere attaccati di nuovo, la paura che, a sua volta, fa aumentare l’ansia e le rende più vulnerabili alla possibilità di nuovi attacchi, per entrare in un circolo vizioso difficile da spezzare.
Per iniziare a rompere il ciclo, dobbiamo cercare di capire quali sono gli attacchi di panico ed eliminare la propria paura.

I sintomi più comuni di un attacco di panico sono:

* Sensazione di vertigini
* Bocca asciutta
* Sudorazione di mani , piedi, ascelle …
* Sensazione di tremore
* Tachicardia
* Sensazione di soffocamento
* Sentire molto freddo o molto caldo
* Dolore toracico
* Sensazione di mancanza di ossigeno, problemi di respirazione
* Sensazione di impazzire
* Sensazione di malessere (alcune persone vomitano)
* Diarrea
* Sentimento di paura, ansia, panico e terrore a ciò che sta accadendo
* Fatica tremenda, dopo l’attacco
* Pianto

Come a curare gli attacchi di panico:

E’ possibile per curare gli attacchi di panico? Sì, nella stragrande maggioranza dei casi e con l’assistenza e il trattamento di un / una buona / professionista, si può eliminare il disturbo.
E’importante, inoltre, consultare un medico che può confermare la diagnosi e raccomandare una terapia appropriata per ciascun caso.
Gli attuali trattamenti, di solito, consistono in terapie psicologiche che ci aiutano a capire che ci sono molte persone che soffrono del disturbo, vale a dire è una condizione molto comune, che non ci porta ad impazzire o, addirittura, a morire.
Si deve realizzare una ristrutturazione cognitiva, cioè un cambiamento della mentalità del paziente. Una volta che il paziente si sente più positivo, ottimista e realistico verso il proprio disturbo, il terapeuta aiuterà a identificare le cause che generano gli attacchi di panico: un pensiero, una situazione, un’attività o un leggero cambiamento nel battito cardiaco.
Una volta che il paziente identificare quello che potrebbe essere la causa dell’attacco, si può imparare a controllare i sintomi che vengono in seguito.
L’ultima fase del trattamento si concentra spesso su come aiutare il paziente a svolgere le attività al fine di non evitare la paura di avere un attacco di panico.
In realtà, non si ha paura delle attività (guidare, entrare nei luoghi affollati, bere il caffè, prendere l’aereo, parlare in pubblico) ma si ha paura di avere un attacco di panico durante l’esecuzione di quell’attività.
La terapia aiuta il paziente gradualmente a riguadagnare la propria fiducia nel controllare i sintomi ed eliminare la paura dell’attacco di panico e, quindi, di svolgere le attività in precedenza evitate in modo normale. Questi trattamenti, di solito, sono molto graduali (mai forzati) che consentono ai pazienti di riacquistare gradualmente la fiducia in se stessi e perdere le fobie acquisite.
Le tecniche di rilassamento possono aiutare a “navigare” attraverso un attacco di panico. Le tecniche di respirazione e di visualizzazione possono aiutare ad avere meno paura durante un attacco, renderli più brevi e anche prevenire i futuri attacchi. A volte, il medico prescrive dei farmaci ansiolitici o antidepressivi a persone che soffrono di un eccessivo numero di attacchi di panico a causa di un elevato livello di ansia. L’omeopatia può anche essere una buona opzione per coloro che preferiscono evitare i farmaci.

Cos’ è realmente il disturbo di panico?

Il disturbo di panico è un disturbo psicologico caratterizzato dal verificarsi di attacchi di panico inaspettati e dall’impazienza di possibilità di avere nuovi attacchi.
Gli attacchi di panico consistono in periodi di ansia intensa, di solito con insorgenza improvvisa e accompagnati da un senso di imminente catastrofe.
Gli attacchi di panico hanno almeno quattro di questi sintomi: tachicardia, mancanza di respiro, formicolio, vertigini, capogiri, dolore o fastidio al petto, secchezza delle fauci, tremori, nausea, dolori addominali, perdita di concentrazione visiva, sudorazione, vampate di calore o freddo, sensazione di irrealtà, depersonalizzazione, sensazione di morte imminente. la frequenza degli attacchi varia da persona a persona e la durata è variabile da alcuni minuti ad alcune ore.
In questo stato la persona affetta da questo disturbo ha, di solito, alcuni pensieri catastrofici come perdere il controllo, stare per impazzire o, addirittura, morire.
In genere gli attacchi di panico scaturiscono da un allarme in relazione ad una sensazione del proprio corpo. I sentimenti scatenanti possono essere: cambiamento del battito cardiaco, sentimento di perdita di equilibrio, vertigini, mancanza di respiro, palpitazioni o brividi. Da questo shock iniziale si pone, nella propria mente, una serie di “cattivi pensieri”, con interpretazioni catastrofiche di ciò che sta accadendo, producendo un movimento crescente di ansia che porta una persona ad uno stato di disperazione e di panico.
Nel periodo di crisi la persona ha, di solito, i sintomi di ansia anticipatoria. Questa è una delle caratteristiche della sindrome di panico che viene vissuta in costante ansia prima di avere una nuova crisi. Questo processo causa, nelle persone che soffrono di disturbo di panico, l’evitare certe situazioni e limitare la propria vita. Ci possono essere reazioni fobiche secondarie, di solito legate a situazioni in cui la persona ha avuto la prima crisi (in ascensore, di guida, passando per una determinata posizione, ecc). Da lì, si inizia ad associare queste situazioni di crisi. Nel corso del tempo, i sintomi di panico tendono a verificarsi in altre situazioni ma è molto comune continuare a temere situazioni specifiche che potrebbero aggravare lo stato di ansia, innescando una nuova crisi.
Il disturbo di panico può essere classificato in disturbo di panico con e senza agorafobia. L’agorafobia è uno stato di ansia correlata all’essere in luoghi o situazioni in cui la fuga o l’aiuto sarebbe difficile nel caso di un attacco di panico. Si può includere una varietà di situazioni come essere da soli, essere in mezzo alla folla, di essere bloccato nel traffico, all’interno della metro, fermarsi su un cavalcavia, ecc. Spesso la persona ha bisogno di qualcuno che la accompagni e di sentirsi più sicura. Questo fattore è molto importante per capire le dinamiche psicologiche del disturbo di panico.
L’emergere delle diagnosi di classificazione
La prima classificazione di diagnosi ufficiale del disturbo di panico si è verificato nel 1980 con la pubblicazione da parte della American Psychiatric Association, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, attualmente alla sua quinta edizione.
Il disturbo di panico è riconosciuto dall’organizzazione mondiale della sanità è presente nella classificazione internazionale delle malattie ed è parte dei cosiddetti disturbi d’ansia insieme alle fobie (fobia semplice e fobia sociale), allo stress post-traumatico, al disturbo ossessivo compulsivo e al disturbo d’ansia generalizzato. Mentre con le fobie si teme una situazione o un oggetto specifico al di fuori, per esempio, l’altezza fobia o fobia degli spazi chiusi, con il panico si teme ciò che accade al proprio corpo.

Cosa bisogna sapere sugli attacchi di panico:
Chi soffre di panico sta vivendo una profonda estraneità in relazione alle proprie sensazioni corporee, vissute come una fonte di minaccia . Una costante consiste nelle interpretazioni sbagliate e catastrofiche delle sensazioni corporee, pensando di avere un attacco di cuore, di essere malati, di stare per morire, etc.
C’è una profonda mancanza di fiducia nel funzionamento del corpo e nelle sensazioni che ne derivano. Le crisi spesso partono da uno spavento in relazione alle sensazioni del corpo. La persona con disturbo di panico vive con ansia quello che potrebbe essere vissuto con sentimenti diversi. Una situazione che potrebbe suscitare gioia, viene vissuta in modo ansioso; una situazione che potrebbe causare rabbia viene vissuta con ansia. Quindi, qualsiasi sensazione, interna o una reazione più intensa, tende a suscitare l’ansia.
L’ansia è l’emozione tipica di aspettativa di pericolo che si verifica quando la persona è proiettata in una situazione futura sentita come una minaccia: io … questo accadrà a me. .. Se la persona è in grado di concentrarsi sulla situazione attuale, l’ansia diminuisce.
Una persona che soffre del disturbo di panico vive presa da vari gradi di ansia e ha difficoltà a vivere il momento, vivendo come un prigioniero del futuro.
Lo stato di ansia porta all’automazione del processo di attenzione, passando per spostare continuamente il proprio corpo al monitoraggio di qualsiasi sensazione che possa indicare che qualcosa è sia errata, alle preoccupazioni, ai pensieri catastrofici e alle riflessioni, con poca conoscenza del flusso del pensiero. L’indebolimento di questa capacità di controllo volontario di attenzione è legata alla difficoltà di concentrazione.
L’aumento della capacità di controllo sul centro dell’attenzione e della capacità di presentazione sono i punti chiave del trattamento per ridurre l’ansia.
I fondamentali processi di regolazione emotiva dell’essere umano sono due: l’autoregolamentazione e la regolamentazione dal legame attraverso il processo di auto-regolazione emotiva con il quale è possibile regolare il proprio stato interno. Attraverso il processo di regolamentazione, si è in grado di influenzare reciprocamente la fisiologia ed è possibile regolare la fiducia delle persone con le relazioni. I due processi sono normali, necessari ed importanti per tutta la vita.
Nelle persone che soffrono del disturbo di panico costituiscono dei problemi in entrambi i casi, in quanto la scarsa capacità di autoregolamentazione viene interpretata come una debolezza nei processi normativi. Da qui l’importanza di sviluppare l’autoregolamentazione e la regolamentazione da parte del processo di legame.

La capacità di autodisciplina
La qualità della relazione con una propria eccitazione interna comincia a modellare le prime esperienze di vita. Inizialmente la madre aiuta a regolare il corpo del bambino fino a quando il corpo non sia più maturo per autoregolarsi. Si è osservato che nelle persone con disturbo di panico questa funzione non è ben sviluppata e le persone si sente facilmente ansiose e vulnerabile di fronte alle reazioni che dominano il proprio corpo. E’ comune, per esempio, nelle persone che soffrono di panico, che abbiano madri emotivamente iperattive che, da piccole, invece di calmarle, le rendeva più spaventate ad ogni piccolo incidente accaduto, come un inciampo, un raffreddore o una semplice contusione.
Diverse esperienze di vita possono ostacolare lo sviluppo della capacità di auto-regolamentazione che porta a sentirsi impotenti di fronte alle proprie reazioni interne e, quindi, sempre più vulnerabili al futuro e sviluppare disturbi d’ansia, come la sindrome di panico.
Molte persone che soffrono del disturbo di panico, di solito, chiedere la presenza costante di qualcuno per farli sentire più sicuri per compensare la propria difficoltà di autoregolazione attraverso un regolamento precario dal legame dei livelli di Bond: contatto e collegamento.
Quando due persone parlano sono in contatto ma, non necessariamente, in connessione. Contatto è un’interazione che può essere superficiale, mentre la connessione è profonda si verifica anche quando le persone sono lontane. Due persone possono essere in contatto, parlare, ma con una bassissima connessione, ad esempio una situazione sociale formale. D’ altro canto, due persone possono essere distanti, quindi senza contatto, ma sentirsi collegato. Questa distinzione tra il contatto e la connessione è molto importante perché si può capire cosa succede nella situazione che produce attacchi di panico.
Quando si ha un attacco di panico, una persona perde la connessione con gli altri. La disconnessione è uno dei fattori importanti per innescare un attacco di panico. Le persone che soffrono di panico, di solito, conoscono la sensazione di essere così “assenti” dalla realtà, sentendosi lontani anche da chi è vicino.
Molte persone riferiscono che quando sono insieme di una persona cara, affidabile, tendono a non avere attacchi di panico. Ciò può essere vero solo fino a quando ci si sente legati alla persona che è accanto, quando quest’ultima è in contatto ma non si ha nessuna connessione emotiva, un attacco di panico può essere innescato allo stesso modo.
Il collegamento con l’altra persona può prevenire le crisi, offrendo una certa protezione di collegamento, la garanzia di un legame che protegge contro la sensazione di impotenza, che farebbe scattare la crisi. In assenza di collegamento con l’altro, il corpo potrebbe avere una deregolamentazione e scoppiare in un senso di panico. Il regolamento dai vincoli si verifica, ad esempio, quando la madre calma il bambino spaventato, prendendolo in grembo, guidando le sue parole con un tono di voce sereno, contribuendo così a ridurre l’ansia e il corpo del bambino meno agitato. Questo processo implica di stabilire un legame con una profonda comunicazione di stati emotivi, una connessione a richiesta e non solo di contatto.
Di solito le persone che sviluppano panico hanno avuto esperienze traumatiche che possono comportare ad una perdita, ad una rottura, a tradimenti o ad un abbandono. Questi traumi danneggiano la persona e la capacità di stabilire e mantenere profonde connessioni emotive, indispensabili per la regolazione delle emozioni. Così si può, a volte, sentirsi protetti dalla presenza di una persona di fiducia ma si finisce per tornare ad uno stato di vulnerabilità.
Lo svantaggio del collegamento e della connessione è che, con la rimozione di entrambe, può portare instabilità.
C’è una relazione significativa tra il panico e gli attacchi d’ansia innescati da situazioni di separazione nell’infanzia. Molte persone che sviluppano il disturbo di panico non sono riuscite a costruire un riferimento interno dell’altro (inizialmente la madre) per propiziare la sicurezza e la stabilità emotiva. Questa mancanza di fiducia può portare, nei momenti critici, profonde esperienze di solitudine, disperazione, disconnessione e di impotenza, innescando gli attacchi di panico.
L’esperienza di panico è molto vicina alla disperazione atavica di un piccolo bambino che si sente solo, un’esperienza estrema di intensa sofferenza, di sentirsi esposto a diventare fragili, non protetto, a rischio di distruzione e di morte.
Le persone con disturbo di panico soffrono di una mancanza di collegamento di base, la mancanza di connessione e di fiducia nei rapporti e la mancanza di connessione e la fiducia nel corpo, che porta non essere sicuri, vulnerabilità e impotenza. Nel trattamento del disturbo di panico si ha bisogno di aiutare la persona a sviluppare la capacità di auto-regolamentazione e rafforzare la propria capacità di regolare il legame di l’impotenza degli stati.

Nella cura degli attacchi di panico ci sono alcune importanti linee guida:
1 – capire che cosa è il disturbo di panico, assumendo l’atteggiamento giusto per affrontare l’ansia e le crisi. pur sapendo che i sintomi sono intollerabili.
Comprendere le reazioni d’ansia, il funzionamento di crisi e i pensieri catastrofici permette la creazione di un atteggiamento costruttivo, superando la paura e la confusione che finiscono per produrre ancora più panico.
2 – Sviluppare la capacità di auto-regolamentazione in via di sviluppo del paziente e la capacità di autoregolazione imparando ad influenzare i propri stati interni, riducendo l’incidenza di crisi epilettiche, regolare i livelli di ansia, riducendo la vulnerabilità nelle crisi future.
Questo processo è reso possibile attraverso l’apprendimento di tecniche di auto-gestione e si utilizzano un vasto repertorio di tecniche di auto-gestione che includono
il lavoro sulla respirazione, le tecniche di attenzione, rafforzare la capacità di concentrazione, le varie tecniche visive (focale convergenza binoculare, percezione di campo, ecc), le tecniche di riorganizzazione del tono muscolare, la riorganizzazione della forma somatica, ecc.
Queste tecniche di autogestione insegnano alla persona come influenzare i loro stati interni, sviluppando la capacità di auto-regolazione. Attraverso la gestione dei modelli volontari somatico-emozionali dello lo stato di panico, siamo in grado di riorganizzare e trasformare questi schemi mantenendo l’innesco di panico, pronti a scatenare nuove crisi.
Queste tecniche, inoltre, hanno una forte efficacia nell’influenzare, per azione inversa, i centri cerebrali che scatenano le reazioni di panico, riducendo il livello di ansia e l’intensità della crisi.
3 – Modificare il rapporto con le sensazioni del corpo per aiutare l’integrazione delle sensazioni corporee (temuto da chi soffre del disturbo di panico) utilizzando le tecniche di auto monitoraggio con attenzione diretta e riformulazione delle sensazioni corporee.
In questa fase si esplorano le correlazioni tra posture somatiche e stati psicologici. Queste caratteristiche aiutano a familiarizzare con le sensazioni del corpo, favorendo l’intimità con il linguaggio somatico che accompagna la vita emotiva. .
4 – Sviluppare la capacità di regolazione emotiva per ristabilire la capacità di regolare il rapporto comporta lo sviluppo di una persona per poi mantenere i collegamenti profondi e i rapporti di fiducia.
Questo processo permetterà alla persona di superare l’impotenza della vulnerabilità degli attacchi di panico. In questo processo si approfondiscono le storie delle relazioni, tra cui un trauma emotivo che potrebbe aver compromesso il legame di fiducia e di potere.
Si cerca aiuto nella riorganizzazione delle dinamiche verso relazioni più stabili che possono consentire di creare una rete di relazioni e connessioni più profonde e essenziali per la protezione di attacchi di panico stabili.
5 – Sviluppare altri processi psicologici che agiscono nei fattori scatenanti in diversi livelli.

Si esegue un’analisi dei fattori di stress che erano presenti quando è iniziato il disturbo di panico e da cosa potevano derivare, ad esempio, gli ambienti e gli eventi stressanti.
Analizzate le possibili crisi esistenziali e transizioni (transizioni di fase della vita, le crisi nei rapporti, le crisi professionali, ecc ), si esaminano i fattori che potrebbero contribuire alla nascita di un livello di panico più profondo, cercando di indagare e lavorare sulla vulnerabilità delle esperienze, dei ricordi e dei traumi che potrebbe esserci e la riemissione delle esperienze di panico attuali.
Questo processo comporta lavorare con memorie implicite, memorie emozionali non consapevoli, relative al trauma infantile precoce o di un trauma intenso. Questi ricordi, non coscienti, continuano ad agire per tutta la vita, producendo una grande sofferenza psicologica. L’accesso a queste memorie implicite è possibile con l’attenzione alla non – verbale comunicazione e da un’attenta analisi da parte dello psicologo, così come i sentimenti che emergono nel campo della relazione terapeutica.
E’ essenziale identificare ed integrare questi diversi livelli di affetto non preparati, perché provengono da stati interni di vulnerabilità e di impotenza che portano la persona ad soffrire di crisi di panico.
I migliori risultati si ottengono con un trattamento ha i seguenti obiettivi:
-capire la risposta di panico e lo sviluppo della capacità di auto-regolazione
-sviluppare la capacità di controllare il legame e lo sviluppo di processi psicologici che hanno portato al panico.
Una combinazione di questi obiettivi è la soluzione migliore per il trattamento del disturbo di panico.

Farmaci per gli attacchi di panico
I farmaci possono essere importanti risorse accessorie per il controllo degli attacchi di panico e, lavorando in collaborazione con la psicoterapia, possono aiutare a superare la sindrome di panico.
Tuttavia, ci sono alcune considerazioni sul loro uso. In primo luogo, deve essere chiaro che i rimedi non insegnano nulla. Essi non insegnano al paziente come si possono influenzare i propri stati interni e, quindi, di superare la sensazione di impotenza che porta il panico. Inoltre, non insegnano a capire i sentimenti e le esperienze che scatenano gli attacchi di panico, non aiutano a perdere la loro paura delle reazioni del proprio corpo e ad acquisire una più profonda comprensione dei loro sentimenti.
I farmaci, se usati, devono essere visti come un trattamento psicologico ausiliario. Alcuni pazienti optano per un farmaco combinato alla psicoterapia, mentre altri scelgono di trattare il panico solo con una psicoterapia specializzata.
Nelle tecniche di auto-gestione si fa riferimento alla psicoterapia specializzata, per gestire i livelli di ansia e di controllo delle crisi e, allo stesso tempo, lavorare i problemi psicologici coinvolti.
L’opzione meno indicata si tratterebbe solo di farmaci ma il tasso di recidiva è più alto rispetto a quando vi è anche un trattamento psicologico.
I farmaci scarsamente somministrati possono finire a mascherare per anni chi soffre del disturbo di panico e non aiutano a superarlo. Ora, però, è possibile avere un trattamento per la sindrome di panico senza l’uso di farmaci, ottenendo risultati efficaci sia con chi contemporaneamente assume farmaci sia con coloro preferiscono non assumerne.

Miglioramento negli attacchi di panico
Un possibile miglioramento per chi soffre di panico non è solo controllare la crisi ma è anche necessario integrare le sensazioni e i sentimenti che si hanno durante una crisi e superare, in questo modo, lo stato interno di impotenza.
Il miglioramento, quindi, arriva quando si è in grado di sentirsi identificati con il proprio corpo, in grado di influenzare i propri stati interni, la sensazione di contatto con gli altri intorno a sé stessi, occuparsi delle 0sensazioni interne, riprendere il contatto con i fattori interni che precipitano nel panico e di trattare con questi in modo più soddisfacente.
Superare il disturbo di panico può essere una grande opportunità di crescita personale, una rinascita vitale e contemporanea del processo psicologico di vita di ciascuno.

Come eliminare gli di attacchi di panico

Ottenere un sollievo immediato prevenire attacchi futuri
Un attacco di panico è un’esperienza molto improvvisa e spaventosa che può far sentire una persona morire, avere un attacco di cuore o perdere il controllo di sè stessa. Molti adulti sperimentano solo uno o due di questi attacchi per tutta la vita, ma altri hanno attacchi ricorrenti che possono indicare una condizione di base: il disturbo di panico.
L’attacco di panico è caratterizzato dalla comparsa improvvisa di un intenso sentimento di paura senza una causa apparente, accompagnato da cambiamenti fisici molto reali, come la tachicardia, la sudorazione e la respirazione rapida.

RIMEDI per avere un sollievo immediato

Riconoscere i sintomi fisici.
Nel corso di un attacco di panico, il corpo entra in uno stato naturale di sopravvivenza, come se fosse veramente in una situazione terribile e pericolosa. . L’unica differenza è che non vi è alcun pericolo reale intorno.

I sintomi fisici più comuni di un attacco di panico includono:
-Dolore o fastidio al petto.
-Vertigini o sensazione di svenimento.
-Paura di morire.
-Paura di perdere il controllo o di una catastrofe imminente.
-Sensazione di soffocamento.
-Sensazione che la situazione non sia reale.
-Nausea o mal di stomaco.
-Intorpidimento o formicolio alle mani, piedi o viso.
-Palpitazioni, tachicardia, battito cardiaco.
-Sudorazione, brividi o vampate di calore.
-Tremore o agitazione.

Controllo della respirazione:
La maggior parte degli attacchi di panico causa una respirazione superficiale che alimenta l’attacco stesso e finisce per prolungare i sintomi. Controllando il respiro, è possibile normalizzare la frequenza cardiaca, ridurre la pressione sanguigna e il sudore e ripristinare un senso di controllo.
Un buon metodo per respirare più lentamente e profondamente è inspirare e trattenere l’aria nei polmoni a più lungo possibile. Questa pratica bilancia i livelli di ossigeno e anidride carbonica nel corpo e riduce la sensazione di affanno.
Dopo aver trattenuto il respiro, è opportuno respirare profondamente attraverso il diaframma. Respirate lentamente e profondamente ed espirare ancora più lentamente.
Per praticare la respirazione diaframmatica, provare a sedersi e mettere una mano sul petto e l’altro appena sotto la gabbia toracica. Sedersi comodamente, con le ginocchia piegate e le spalle e il collo rilassato. Successivamente inspirate lentamente attraverso il naso e lasciate che il vostro stomaco si espanda mantenendo la parte superiore del petto. Espirate lentamente, stringendo i muscoli dello stomaco e senza spostare la parte superiore del torace. La mano sulla zona dello stomaco si sposterà mentre si inspira tornando alla posizione di partenza durante l’espirazione. La mano che è sul petto che deve rimanere più fermo possibile.
Un’altra tecnica è il metodo 5-2-5.
Inspirare con il diaframma per cinque secondi. Trattenere il respiro per due secondi. Poi espirare per cinque secondi. Ripetere questa operazione cinque volte.
Respirare in un sacchetto di carta non è una raccomandazione di routine. Apparentemente, si credeva in passato che la tecnica fosse meno vantaggiosa e dannosa.

Assumere i farmaci prescritti dallo specialista
Uno dei modi più efficaci per fermare un attacco di panico è assumere farmaci per via orale classificati come farmaci ansiolitici, di solito benzodiazepine.
I farmaci più comunemente usati per trattare gli attacchi di panico sono classificati come le benzodiazepine e comprendono alprazolam, lorazepam e diazepam. Questi farmaci hanno un tempo di azione molto veloce e possono contribuire ad alleviare i sintomi in un periodo da 10 a 30 minuti.
Altri farmaci che rientrano nel gruppo delle benzodiazepine hanno un tempo più lento ma rimangono più a lungo nel flusso sanguigno. Gli esempi includono clonazepam, clordiazepossido e oxazepam.
Essi, di solito, sono prescritti a dosi più basse e devono essere presi regolarmente fino a quando l’uso di altri tipi di trattamenti come la ricaptazione della serotonina o la terapia cognitivo-comportamentale non rende gli attacchi più gestibili.
Cercare di continuare quello che state facendo e, per quanto possibile, procedere normalmente con l’attività corrente e la routine quotidiana, per evitare il panico.
E’ consigliabile continua a parlare, a muoversi e mantenere i propri pensieri, in questo modo si inviano messaggi al cervello e al panico, dicendo che non c’è pericolo, nessun allarme e nessun motivo per avere una reazione di sopravvivenza.

“Evitare il panico
Se si ha un attacco di panico in un luogo specifico, come al supermercato, si sconsiglia di correre al di fuori e allontanarsi il più velocemente possibile.
Rimanere dove si ha la sensazione di panico e prendere il controllo dei sintomi è una reazione condizionata al cervello di riconoscere l’assenza di un vero e proprio pericolo in un luogo specifico. Se si esaurisce, il cervello assocerà quel punto (e forse tutti gli altri supermercati) con il pericolo e può finire per creare sensazioni di panico ogni volta che si entra, ad esempio, in un supermercato.

Concentrarsi su altre cose:
Con l’aiuto di un terapeuta, è possibile imparare le tecniche naturali per concentrare i pensieri e controllare il panico.
Si può bere qualcosa di caldo o di freddo, fare una breve passeggiata, cantare la canzone preferita, parlare con un amico o guardare la televisione oppure cercare di concentrarsi su qualcosa di diverso, come gli esercizi di stretching, fare i cruciverba, abbassare il finestrino, se si è in auto, uscire da casa per prendere un ò d’aria fresca o leggere qualcosa di interessante.

Differenza tra un’esperienza stressante e un attacco di panico:
Questi due tipi di esperienze sono simili e provocano reazioni fisiche reali, come la sudorazione, l’aumento della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca.
Ognuno di noi attraversa delle esperienze stressanti nella vita e l’istinto di sopravvivenza del corpo può essere attivato in situazioni che causano stress o ansia, proprio come in un attacco di panico ma c’è sempre un evento scatenante o episodi direttamente connessi con una tale reazione.
Gli attacchi di panico non sono legati ad un particolare evento, sono imprevedibili e possono essere estremamente gravi e terrificanti.

Adottare tecniche di rilassamento:
Prendere provvedimenti per calmarsi con i rinomati metodi di rilassamento che permettono il controllo dello stress o dell’ansia eccessiva.
Se si soffre di disturbo di panico è importante cercare l’aiuto di un terapeuta cognitivo-comportamentale per imparare i metodi di rilassamento che vi aiuteranno, quando si presenta, a prendere il controllo del panico.

Utilizzare i sensi per combattere l’attacco di panico:
Se si soffre di un attacco di panico o di ansia o si è in una situazione molto stressante, è consigliabile concentrarsi sui propri sensi, anche se per pochi minuti per rallentare i sintomi fisici indesiderati.
Guardare le cose belle intorno a voi. Se ci si trova in un luogo sicuro, provare a chiudere gli occhi e visualizzare un fiore, una cornice o qualsiasi altra cosa che potrà rilassarvi.
Fermati e ascolta l’ambiente circostante. Provare ad ascoltare un brano in riproduzione in lontananza, il canto degli uccelli, il rumore del vento o della pioggia o il traffico di una strada vicina oppure qualcosa di nuovo, diverso dal rumore del battito cardiaco e i suoni che fanno parte della situazione stressante che si sta vivendo.
Continuare a utilizzare i sensi, individuando gli aromi intorno. Forse sei a casa e qualcuno sta cucinando o sei per strada e puoi sentire l’odore della pioggia nell’aria.
Tatto. Se si è seduti, concentrarsi sulla poltrona, sui braccioli su cui si appoggiano le braccia, se sono caldi o freddi e si può avvetire una leggera brezza che soffia in faccia.
Dedicando pochi minuti ci si concentra sui sensi, ponendo l’attenzione lontano dal panico, ansia o stress.
Ovviamente questo non risolve la causa di questi problemi ma vi aiuterà ad affrontare le possibili reazioni fisiche indesiderate.

Prevenire attacchi di panico futuri
E’ opportuno rivolgersi ad uno specialista. Si può iniziare un trattamento con farmaci appropriati e con la terapia cognitivo-comportamentale.
Molti attacchi di panico sono spesso associati con altre malattie di base, come alcune condizioni di salute mentale e alcuni problemi di salute. E’ necessario parlare con un medico per escludere l’esistenza di un problema di fondo.
Cercare un aiuto professionale al più presto possibile. Gli studi dimostrano che il trattamento precoce del disturbo di panico ha migliori risultati complessivi e meno complicazioni.

Farmaci per gli attacchi di panico
I farmaci più comunemente usati sono le benzodiazepine, ad azione veloce o intermedia.
Le benzodiazepine sono considerate dipendenti perché si segue rigorosamente il consiglio del medico durante l’assunzione di questi farmaci. E’ pericoloso, infatti, assumere dosi elevate di questo farmaco in quanto può causare effetti gravi e potenzialmente fatali di recesso.
Questi farmaci, inoltre, aiutano a controllare i sintomi nei primi momenti dell’attacco e sono spesso prescritti per essere sempre a portata di mano in caso di necessità o per l’uso all’inizio di un attacco.
Prendere questi farmaci solo se necessario in modo che il corpo non sviluppi la tolleranza per la dose prescritta.
Esempi di farmaci da prescrizione, solo quando è necessario, come all’inizio di un attacco, sono lorazepam, alprazolam e diazepam.
I farmaci ad azione intermedia hanno un tempo di azione più lungo e sono, di solito, prescritti con un dosaggio di routine per prevenire gli attacchi; questo processo sarà mantenuto fino a quando vengono prese altre misure, come la terapia cognitivo-comportamentale, come clonazepam, oxazepam, e chlordiazepoxide.
Gli inibitori della ricaptazione della serotonina, comunemente noti come SSRI sono efficaci nel trattamento di attacchi e disturbo di panico sono approvati per l’uso nel trattamento dei sintomi di panico e includono fluoxetina, fluvoxamina, citalopram, escitalopram, paroxetina e sertralina.

Il trattamento cognitivo-comportamentale degli attacchi di panico:
Questo tipo di terapia è fondamentale per insegnare al cervello e al corpo a superare gli attacchi e aiuterà ad eliminare il disturbo.
I professionisti in questo tipo di psicoterapia, quando lavorano con i pazienti che soffrono di attacchi di panico, usano cinque principi.
I cinque principi includono:
1.Sapere di più sulla malattia aiuta a comprendere meglio le cause dei sintomi spaventosi sperimentati durante un attacco.
2.Registrare le date e gli orari degli attacchi aiuterà il terapeuta e identificare le cause degli attacchi di panico. [32]
3.Le tecniche di respirazione e di rilassamento comprendono tutti i metodi utilizzati per ridurre la gravità dei sintomi.
4.L’esposizione ai luoghi o agli eventi che causano gli attacchi in modo sicuro e controllato aiuta ad allenare il cervello e il corpo a reagire in modo diverso.
5.Prendere in considerazione una valutazione per diagnosticare la presenza di un disturbo di panico. Questo è diagnosticato quando il paziente ha quattro o più dei sintomi di cui in precedenza.
Il trattamento precoce del disturbo di panico migliora le prestazioni generali e riduce il rischio di possibili complicazioni associate ai frequenti attacchi.

Che cos’ è un attacco di panico

Un attacco di panico è un momento di ansia improvvisa e di paura intensa. Tutto accompagnato dal battito del cuore accelerato e respirazione difficile, successivamente vertigini.
Il pensiero che si pone è una paura terribile di morire o di impazzire.
Gli attacchi di panico, se non curati, possono portare al disturbo di panico e ad altri problemi. Gli attacchi di panico possono anche rimuovere le normali attività.
Con la psicoterapia, i sintomi di panico si possono ridurre o eliminare e riprendere il controllo della propria vita.

Panico
Molte persone non lo sanno ma il disturbo di panico è un vero e proprio problema di ansia. Alcune persone si vergognano o hanno paura di essere considerati deboli, soprattutto quando si condivide con gli altri, in particolare con il medico e la famiglia. Soffrono in silenzio, si allontanano dalla famiglia, dagli amici, evitano di lavorare e il divertimento.
La via d’uscita più veloce per un trattamento più efficace è la psicoterapia.

Attacco di panico
Una persona può avere un singolo attacco di panico ma la maggior parte delle persone, una volta che avvertiti i sintomi fisici di un attacco di panico, sviluppano la paura di averne altri.
Gli attacchi di panico ricorrenti sono spesso innescati da situazioni specifiche, come parlare in pubblico. Si può, però, avere una vita perfettamente felice, anche quando si ha attacchi di panico o disturbo di panico.
Ci sono tre tipi di attacchi di panico:
-Attacchi di Panico inaspettati: vengono dal nulla, senza alcun preavviso, cioè, non vi è alcun motivo chiaro per l’improvviso aumento dell’ansia.
-Attacchi di panico situazionali: sorgono sempre in situazioni specifiche, sono ricorrenti e spesso causati da una situazione specifica, come ad esempio l’attraversamento di un ponte o parlare in pubblico. Essi si verificano soprattutto quando la persona ha avuto altri attacchi di panico nella stessa situazione.
-Predisposizione agli attacchi di panico: si verificano più frequentemente in una data situazione ma non può accadere per la situazione, possono sorgere in seguito, anche se la situazione è passata.

Panico
Un attacco di panico può avvenire solo una volta, ma la maggior parte delle persone hanno diversi episodi.
In realtà, una persona su quattro ha avuto un attacco di panico in tutta la vita. E si stima che la prevalenza può raggiungere il 3,5% della popolazione generale. Queste cifre salgono al 10% quando si parla di persone che consultano i servizi di salute mentale e il 60% quando ci si riferisce a persone che consultano il cardiologo.
Si possono avere uno o più attacchi di panico e, tuttavia, vivere la vita in modo perfettamente sano e felice.
Gli attacchi di panico possono verificarsi come parte di un altro problema di ansia, come il disturbo di panico, la fobia sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo e lo stress post-traumatico.
La psicoterapia è molto efficace nel trattamento degli attacchi di panico, cioè può aiutare ad imparare le strategie per affrontare i sintomi fisici ed i pensieri che sorgono quando si ha un attacco di panico.
In questo modo la propria vita può essere vissuta nel modo desiderato, senza essere condizionata da una “volontà di potere” degli attacchi di panico.

Consigli per evitare gli attacchi di panico

-Camminare con il cibo, l’acqua in bottiglia, alcool o droghe.
-Viaggi, shopping, andare al ristorante solo con persone di fiducia.
-Andare alle feste solo con persone di fiducia.
-Parlare al telefono, leggere, chiacchierare guardare la TV come un modo per intrattenere e tenersi occupati.
-Essere sempre vicini ad un’uscita.
-Pensare a delle scuse per lasciare presto una situazione sociale.
-Praticare gli esercizi di rilassamento, di respirazione e di meditazione.
-Verificare la presenza di servizi igienici, uscite di emergenza e ospedali.
-Controllare il polso e la pressione sanguigna.
-Evitare situazioni o persone che causano le emozioni, lo stress, la rabbia.
-Evitare film emozionanti.
-Evitare saune, vasche idromassaggio o docce con acqua calda.
-Evitare bevande che contengono caffeina.
-Evitare intenso esercizio fisico o vestiti troppo stretti.
-Evitare ristoranti e alimenti specifici.
-Evitare parchi divertimento, feste o altre attività sociali.
-Evitare negozi con le grandi folle o code.
-Evitare di guidare su strade con traffico.
-Evitare l’uso di mezzi di trasporto pubblico.
-Evitare di essere soli.
-Evitare di essere lontani da casa.

Segni e sintomi del disturbo di panico
Molte persone hanno avuto un solo attacco di panico, senza aver avuto ulteriori episodi o complicazioni. Tuttavia, alcune persone che hanno avuto più di qualche attacco di panico, sviluppano il disturbo di panico chiamato ansia.
Il disturbo di panico è caratterizzata da attacchi di panico ripetuti, insieme con i principali cambiamenti nel modo di vivere e di una costante preoccupazione.

Panico
Anche se un attacco di panico dura solo pochi minuti, i suoi effetti lasciano un segno duraturo.
Il ricordo di paura e disagio provoca un impatto molto negativo sulla fiducia in se stessi che di solito porta a cambiamenti nello stile di vita.
Quando si inizia a sentire che si sta modificando la propria vita o si cerca di controllare gli attacchi di panico, di solito, non si fa mai la scelta giusta.
Questo condizionamento spesso porta alla depressione. Ecco perché è così importante chiedere aiuto il più presto possibile.
L’ansia anticipatoria è l’ansia e la tensione che si avverte dopo il periodo di un attacco di panico. È un’ ansia costante ma non è così elevata come l’attacco di panico. Questa ansia deriva dalla paura di altri attacchi di panico. Si tratta di una sorta di “paura della paura”, che è sempre presente nel disturbo di panico ed è estremamente invalidante .
All’inizio alcune situazioni vengono evitate, nel corso del tempo, e senza psicoterapia, l’evitamento si diffonde ad un numero crescente di situazioni, evitando quasi tutti i luoghi dove si pensa di poter avere un attacco di panico e dove può essere difficile lasciare questo posto nel caso si abbia un attacco di panico.

Ansia e attacchi di panico

Ansia
Forse più di qualsiasi altra emozione, l’ansia è spesso caratterizzata da una serie di sintomi fisici: il cuore batte forte, i muscoli sono tesi (a volte con dolore e tremore), mancanza di respiro, sudorazione, ecc.
Questa componente fisiologica di ansia è ciò che spesso porta le persone a pensare che il problema sia organico, e gli esami medici spesso che non rivelano alcuna modifica.
L’ansia è una risposta biologica normale, progettata dalla natura per aiutare il corpo. Si tratta di una risposta al pericolo che prepara l’individuo all’azione, permettendo così di avere una delle due risposte: lotta o fuga.

Meccanismi dell’ansia
Succede che quando un particolare pericolo è percepito o previsto, il cervello invia un messaggio ad una sezione del sistema nervoso . Questo, a sua volta, è diviso in due sezioni, il sistema nervoso simpatico e il sistema nervoso parasimpatico, direttamente coinvolti nel controllo dei livelli di energia nel corpo.

Il sistema nervoso simpatico aiuta a liberare l’ energia e prepara il corpo ad attaccare o fuggire. E’, ad esempio, responsabile dell’ aumento della frequenza cardiaca e la forza della frequenza cardiaca, con l’obiettivo di aumentare l’apporto di ossigeno ai tessuti. Inoltre, induce il ritmo respiratorio (che porta a sentimenti di mancanza di respiro, l’asfissia e, a volte, dolore), al fine di prendere più ossigeno dai tessuti.
Un altro esempio dell’attività del sistema nervoso simpatico è il cambiamento di direzione del flusso sanguigno e la conseguente diminuzione della fornitura di sangue al cervello (causando vertigini, visione offuscata, confusione, sensazione di irrealtà) per spostare il flusso di sangue ai luoghi in cui, poi, è più utile (muscoli, come le gambe e le braccia).
A livello psichico, il sistema nervoso è responsabile della creazione di uno stato di avviso (che crea difficoltà di concentrazione e di memoria), al fine di cercare possibili rischi dell’ambiente.
Dato che il sistema nervoso lavora in termini di tutto o niente, si attiva quando questi sintomi tendono a comparire insieme. Molto importante è notare che, sebbene spiacevole, questi sintomi non sono pericolosi! Dopo tutto, avrebbe senso che la natura ha creato un meccanismo il cui scopo è quello di proteggere il corpo e, così facendo, metterebbe a repentaglio lo stesso corpo?
Il sistema nervoso parasimpatico è un sistema riparatore che porta il corpo ad uno stato normale. Quando il corpo ne “ha abbastanza” della risposta di ansia, il sistema nervoso parasimpatico, i cui effetti, in generale, si oppongono al sistema nervoso stesso e viene reistallato uno stato di rilassamento. E ‘anche importante notare che, a causa dell’azione del sistema nervoso parasimpatico, l’ansia non continua e non aumenta a livelli molto elevati e potenzialmente dannosi.

Perché ho questi sintomi anche quando non c’è pericolo?
Ci sono diverse spiegazioni. In alcuni casi, le persone, di solito, vivono sotto alti livelli di stress che comportano una produzione quasi continua dei sintomi. Altre persone, invece, sperimentano anche sensazioni che sono comuni ad altre e tendono a prestare maggiore attenzione a queste sensazioni.

Come sono gli attacchi di panico?
Gli attacchi di panico provengono da una paura della reazione che, in risposta, causa i sintomi di ansia. Si può dire che il panico è la paura della paura.
Il primo attacco di panico è quasi sempre un’esperienza molto forte perché, in quel momento, la persona crede di avere un problema fisico potenzialmente pericolosa. Da quel momento, i sintomi di risposta all’ansia sono associati con l’esperienza sgradevole di un attacco di panico. Per questo motivo, ogni volta che si verificano attacchi di panico in futuro, vengono associati a questa esperienza, ciò non causa un aumento dell’ansia stessa.

2. Trattare gli attacchi di panico
Vi sono due possibili approcci agli attacchi di panico. E’, però, da tener presente che l’attuazione di questi approcci non garantisce che gli attacchi possano scomparire magicamente. Questi sono solo alcuni suggerimenti che possono essere utili come punto di partenza per iniziare ad affrontare il problema.
Nell’approccio che prevede la naturalizzazione dell’ansia si è in grado di evitare di fare un’errata interpretazione dei sintomi, credendo che questi, anche se sgradevoli, sono completamente innocui e gli attacchi di panico cessano di verificarsi. Questo può essere, soprattutto all’inizio, una cosa difficile da fare, poiché l’errata interpretazione è stata ripetuta più volte e diventa abbastanza automatico e difficile da riprodurre. E’ importante, però, essere persistenti nel trovare, per ogni interpretazione sbagliata e spaventosa dei sintomi, una risposta “medicalmente corretta”.
Ad esempio, per chi pensa “Morirò di un attacco di cuore”, una risposta possibile è: 1) I sintomi della malattia di cuore di solito appaiono dopo l’esercizio (mentre l’attacco di panico può anche accadere in momenti di riposo);
2) Le malattie cardiache producono grandi cambiamenti elettrici nel cuore che vengono rilevati con gli elettrocardiogrammi (mentre nelle persone che soffrono di attacchi di panico l’unico cambiamento è un leggero aumento della frequenza cardiaca).
Per chi pensa: “Io diventerò pazza / schizofrenico ‘, la risposta sarà:
1) La schizofrenia è caratterizzata da molti sintomi che non si presentano in attacchi di panico ma con la disorganizzazione del pensiero e della parola, deliri e allucinazioni (nel disturbo di panico il più che può accadere è sentirsi un po’ confusi e avvertire un senso di irrealtà);
2) La schizofrenia appare gradualmente (mentre l’attacco di panico è improvviso);
3) Le cause della schizofrenia sono fortemente genetiche (in persone che hanno una predisposizione genetica non si pone a causa di stress, anche se questo è molto intensa, come in attacchi di panico);
4) Le persone che hanno manifestazioni schizofreniche hanno alcuni sintomi precoci (quindi se non si è stata rilevata fino ad ora, è improbabile che si sviluppi dopo).
La cosa peggiore che potrebbe accadere a chi soffre del disturbo di panico è svenire, estremamente raro e non è molto grave, in quanto, quando questo accade, sistema nervoso ci consente di abbandonare l’attività e di riprendere conoscenza in secondi.

Attacchi di panico e svenimenti

L’ ansia e gli attacchi di panico possono essere responsabili della comparsa di diversi sintomi molto fastidiosi e sovvertire la vita delle persone.
La sensazione di svenimento è uno dei sintomi più angosciante. Per coloro che soffrono di attacchi di panico questo sintomo assume una dimensione ancora più spaventosa.
Di solito, la persona comincia a sentirsi molto stordita , con vertigini e, addirittura, le può apparire che il terreno sia in movimento. Tutte queste sensazioni sono causate dal rilascio di noradrenalina nel sangue durante i periodi di grande stress o di paura.
Durante gli attacchi di panico sono molto frequenti le sensazioni di svenimento , sensazione di essere “fuori di sé” e non è possibile concentrarsi su qualsiasi cosa. Questa sensazione è molto spaventosa, causa ancora più panico e sembra non avere fine.
A causa dell’ansia si sente la pressione del sangue aumentare, ciò impedisce di collassare.
Per un rapido ed efficace recupero è necessario concentrarsi sulla respirazione: mettere le mani dietro la nuca intrecciando le dita e spingendo i gomiti indietro. Espirare e inalare contando mentalmente da 1 a 4 (per inspirazione ed espirazione). Oltre a ricostituire anidride carbonica nel sangue , questa tecnica aiuta a ridurre il panico e permette il recupero.

Il trattamento del disturbo di panico con la psicoterapia

Se si dispone di attacchi di panico, spesso non è necessario continuare a soffrirne: ci sono dei trattamenti che aiutano a curarli. La psicoterapia è un trattamento molto efficace per il disturbo di panico. Quando è eseguito da uno psicoterapeuta, la psicoterapia aiuta a gestire la propria ansia. Il trattamento con la psicoterapia può essere breve o lungo termine, a seconda sulle proprie esigenze e ,in alcuni casi, possono essere prescritti dei farmaci.

La terapia cognitivo-comportamentale
La terapia cognitivo comportamentale insegna come gestire l’ansia, aiutando a capire il proprio modo di pensare e di agire quando si è in difficoltà.
La ricerca ha dimostrato che questo tipo di psicoterapia è molto efficace per il trattamento del disturbo di panico.
Questa terapia viene insegnata come se si trattasse di una classe con dei compiti da fare a casa e le attività di sviluppo delle competenze che insegnano a far fronte con ansia passo dopo passo. Essa può essere effettuata in gruppi o individualmente e, spesso, richiede un numero di sessioni.
La terapia cognitivo-comportamentale consiste di due parti principali:
1.Aiuta ad identificare i pensieri irrazionali e negativi che accompagnano l’ansia e insegna a sostituirli con idee più positive e realistiche.
2.Aiuta a cambiare la propria reazione all’ansia e insegna le tecniche di rilassamento per aiutare ad affrontare l’ansia al meglio.

Altre forme di psicoterapia
Potrebbero esserci altre tecniche psicoterapeutiche che producono risultati migliori rispetto a quella cognitivo-comportamentale ed è anche possibile cambiare terapia a seconda delle esigenze di trattamento.
La psicoterapia può anche aiutare a riconoscere e risolvere alcuni problemi della vita, come ad esempio la dipendenza da droghe o alcool, che possono contribuire a peggiorare la propria ansia.

Il Miglioramento richiede tempo
La terapia aiuta a sentirsi meglio e imparare le tecniche che permettono di gestire il disturbo di panico a lungo termine. I cambiamenti, però, non si verificano nella notte. Il trattamento richiede di impegnarsi a migliorare e dare risultati solo se si impara ad affrontare le cause della propria ansia.

Definizione e descrizione del disturbo di panico
Il disturbo di panico è una condizione cronica e ricorrente che danneggia la qualità della vita e IL funzionamento psicosociale dei pazienti. Anche se i farmaci sono efficaci nel ridurre gli attacchi di panico, molti pazienti non rispondono adeguatamente a tali interventi.
La terapia cognitivo-comportamentale fornisce un metodo efficace per il trattamento del disturbo di panico e di evitamento agorafobico.
L’obiettivo dello studio è quello di descrivere l’uso delle tecniche cognitivo-comportamentali nel trattamento del disturbo di panico.
METODO: .Recensione narrativa dal Medline, SciELO e PsycInfo e libri di testo specializzati
RISULTATI: abbiamo descritto il fondamenti della terapia cognitivo-comportamentale per il trattamento del disturbo di panico e riviste le prove di efficacia nel breve e nel lungo termine.
L’uso di farmaci concomitanti con la terapia cognitivo-comportamentale è stato anche discusso. In conclusione, la terapia cognitivo-comportamentale individuale o di gruppo è efficace per i pazienti con disturbo di panico, sia come prima linea di trattamento sia come passo successivo per i pazienti con risposta parziale ad altri trattamenti.
Il disturbo di panico è caratterizzato dalla presenza di improvvisi attacchi di ansia, seguito da sintomi fisici ed emotivi, dalla paura di subire un altro attacco e, quindi, vengono evitati eventi o situazioni in cui gli attacchi di panico si sono verificati.
Il disturbo di panico tende ad essere cronica nella maggior parte dei pazienti ed è associata ad una ridotta qualità della vita e ad una compromessa funzionalità psicosociale .
Rispetto ad altri disturbi d’ansia, l’insorgenza del disturbo di panico è spesso ritardato, si verificano intorno ai 20 anni. Inoltre, colpisce da due a tre volte di più le donne rispetto agli uomini e può raggiungere fino a 3,5 .% della popolazione durante la vita.
Numerosi studi hanno confermato l’efficacia della terapia farmacologica per questo disturbo. Infatti, tra le opzioni farmacologiche utilizzate nel trattamento vi sono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli antidepressivi triciclici, gli inibitori della monoamino-ossidasi, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina e le benzodiazepine. Tuttavia, molti pazienti ancora sotto terapia farmacologica, rimangono sintomatici e hanno una ricorrenza dei sintomi.
Alcuni Studi hanno dimostrato che dopo quattro anni di terapia farmacologica, circa il 30% dei pazienti sono asintomatici, il 40-50% migliorano ma sono ancora sintomatici e il 20-30% ha ancora il disturbo o, addirittura, peggiora. Inoltre, è anche nota la presenza di sintomi residui associata ad un aumento del rischio di recidiva.
La terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico è una terapia alternativa che ha una buona risposta nel breve nel lungo termine, sia per i sintomi di panico sia per i sintomi generalmente persistenti di ansia anticipatoria, evitamento fobico e agorafobia.
Alcun studi hanno confermato che la terapia cognitivo-comportamentale può cambiare il disturbo di panico, ovviamente non solo per evitare la ricaduta ma anche perché prolunga l’intervallo tra di essi.
Un trattamento breve con la terapia cognitivo-comportamentale (di solito circa 12 sessioni) è associato a tassi elevati (75%) dei pazienti con panico. L’efficacia dimostrata negli studi suggeriscono che i risultati sono migliori di quelli a lungo termine con la terapia farmacologia : 87% dei pazienti rimangono senza attacchi dopo un anno.
L’efficacia provata della terapia varia dallo 0,6 al 2.3. Inoltre, la terapia cognitivo- comportamentale per il disturbo di panico è associata ad un miglioramento delle condizioni concomitanti con la qualità della vita.

Il modello cognitivo-comportamentale nel disturbo di panico
Secondo i modelli cognitivi-comportamentali, gli attacchi di panico provengono da interpretazioni distorte e catastrofiche dei sintomi corporei. Infatti, le vertigini e le palpitazioni cardiache possono essere interpretate, per esempio, come un infarto o un attacco di cuore imminente. Tali interpretazioni aumentano l’eccitazione ed intensificano le sensazioni corporee, confermando così un senso di “pericolo” delle interpretazioni più catastrofiche imminenti e generando ancora di più ansia.
Secondo la versione Barlow, un attacco iniziale di panico è un “falso allarme” in cui la troppa ansia è indicata, generalmente, in risposta alle sollecitazioni della vita. Fattori di stress riportati dai pazienti includono eventi negativi della vita, come una perdita o una malattia grave di sé stessi o di una persona cara, così come separazioni o difficoltà interpersonali.
Le “reazioni di allarme” sono più probabili nei soggetti biologicamente (ereditarietà genetica) o psicologicamente (sensibilità ai sintomi di ansia) vulnerabili.
Dopo il primo attacco, la persona è preoccupata ad avere nuovi attacchi e sviluppa i timori di sensazioni fisiche associate con l’eccitazione automatica.
I ripetuti attacchi rendono gli individui sempre più sensibili agli stimoli interni e alle situazioni in cui si è verificato l’attacco l’aumento di vigilanza su ogni sensazione fisica. In combinazione con ciò, vi è l’ansia anticipatoria, vale a dire, la paura di avere un altro attacco e le interpretazioni catastrofiche dei sintomi, quando si presentano. Tale comportamento condizionato dalla paura porta l’individuo ad evitare i sintomi somatici (ad esempio l’esercizio) o i luoghi associati con gli attacchi precedenti (agorafobia). Di conseguenza, i pazienti iniziano ad avere limitazioni nelle loro attività quotidiane. Così, la terapia cognitivo-comportamentale è utilizzata per eliminare l’ipervigilanza sui sintomi.

Elementi di terapia cognitivo-comportamentale
La terapia cognitivo-comportamentale è, in genere, un breve trattamento, tra 10 e 20 sedute strutturate, con obiettivi definiti da raggiungere. Essa mira a correggere le interpretazioni catastrofiche e le paure condizionate alle sensazioni corporee ed agli evitamenti. E’ basata sulle attività e sul ruolo attivo del paziente e del terapeuta. Inoltre, la terapia può essere fornita individualmente o in gruppo. Sebbene studi suggeriscono che la terapia cognitivo-comportamentale deve avere dati brevi recenti sulla “dose” di trattamento, rispetto ad un maggior numero di sessioni, entrambe le sessioni , come anche la consulenza telefonica, è associata ad una risposta efficace. Tuttavia, sono stati riportati risultati positivi di brevissima applicazione del trattamento (circa sei sessioni) offerti in istituti clinici e cure primarie.
La terapia cognitivo-comportamentale può essere introdotta in qualsiasi fase del trattamento e va ripetuta con interventi di prevenzione primari nei soggetti refrattari ad altri trattamenti. Inoltre, può essere avviata in concomitanza con il trattamento farmacologico e utilizza le seguenti caratteristiche e le tecniche: psicoeducazione, tecniche per trattare con l’ ansia (rilassamento muscolare e respirazione addominale o diaframmatica), ristrutturazione cognitiva, l’esposizione ad interocettivi e l’esposizione in vivo graduale.
I risultati di uno studio di 76 pazienti con malattia di Parkinson, con o senza agorafobia, hanno rilevato che la combinazione di tecniche cognitive (psicoeducazione, ristrutturazione cognitiva, tecniche di problem solving) e comportamentali (enterocettivi e di esposizione in vivo ) ha una notevole efficacia nel migliorare la remissione dei sintomi acuti e la manutenzione degli aumenti di monitorare fino a sei mesi dopo l’inizio della terapia cognitivo-comportamentale.

Psicoeducazione
La psicoeducazione per il disturbo di panico interrompe l’affluenza di ansia e di panico nei suoi componenti e fornisce una base per gli interventi di trattamento da seguire. L’enfasi sta sulla definizione e nel chiarire l’origine dei sintomi dell’ansia e del panico, introducendo il ruolo dei pensieri nel mantenere la paura e l’ansia, il ruolo di evitamento e fuga, i comportamenti a mantenere la paura e la perpetuazione del disordine.
Inoltre, la psicoeducazione viene eseguita in sessioni iniziali e ripetuta in qualsiasi momento durante il trattamento.
E’ fondamentale per motivare il paziente, eseguire esercizi di esposizione che coinvolgono inevitabilmente un aumento dei livelli di ansia.

Le tecniche per il trattamento dell’ansia
I modelli di respirazione impropri portano ad iperventilazione e a sintomi fisiologici che si presentano un significativo aumento dell’ossigenazione del sangue, vertigini, tachicardia e soffocamento.
La tensione muscolare svolge anche un ruolo di aumento dell’ansia e può anche causare reazioni fisiche come dolore e parestesie. Queste sensazioni sono molto simili ad un attacco di panico e possono essere ridotti con l’uso di tecniche appropriate di respirazione e rilassamento muscolare.
La respirazione diaframmatica è una delle tecniche che utilizza i muscoli addominali per il controllo della respirazione.
Il rilassamento muscolare progressivo è un esercizio che comporta la pratica di tensione e di rilassamento dei principali gruppi muscolari. Entrambe le tecniche (rilassamento e respirazione addominale) possono essere applicate in sequenza o in modo indipendente, in particolare nelle situazioni di ansia anticipatoria.
Tuttavia, vi è la prova che queste tecniche usate per affrontare l’ansia sono un elemento necessario di trattamento e si teme che, a volte, queste tecniche possono portare i pazienti a disperati tentativi di controllare l’ansia, piuttosto che
eliminare i timori di questi sintomi.
L’eliminazione di questi timori è il fulcro degli interventi cognitivi e dell’esposizione interocettiva.

Tecniche cognitive
Gli interventi distorti e catastrofici delle sensazioni fisiche di ansia sono molto comuni nel disturbo di panico, così come le credenze del paziente circa la disperazione e l’incapacità di gestire l’ansia e il panico.
Gli obiettivi della terapia cognitiva sono di ristrutturare questi pensieri catastrofici. Per fare ciò, è importante per il paziente conosca le assunzioni di base del modello cognitivo e della terapia cognitiva: i pensieri influenzano le emozioni e i comportamenti e che, nel caso di disturbo di panico, ansia e panico possono essere una conseguenza delle interpretazioni distorte delle sensazioni fisiche.
Nel trattamento, i pazienti sono invitati a trattare i pensieri come ipotesi o “ipotesi” sul mondo. Dopo aver identificato questi pensieri, si chiede ai pazienti di monitorare i propri pensieri, identificare gli errori logici intrinseci alle interpretazioni catastrofiche e generare pensieri più accurati.
Nei disturbi d’ansia, l’attenzione viene data alla sovrastima della probabilità degli esiti negativi ( “Se le vertigini peggioreranno, andrò fuori di testa” ) e una sovrastima del grado di disastro di questi risultati ( “Se svengo sarebbe insopportabile). Questi pensieri negativi sono spesso sfidati dalla messa in discussione o sotto forma di esperimenti comportamentali specifici progettati per aiutare i pazienti ad esaminare l’accuratezza delle proprie previsioni ansiogene delle prestazioni delle situazioni effettive.

Tecniche di esposizione

1. Esposizione interocettiva
L’esposizione interocettiva ha l’obiettivo di correggere le interpretazioni catastrofiche dei sintomi fisici sperimentati dai pazienti come parte di ansia anticipatoria o di un attacco di panico.
Con l’esposizione interoceptive, i pazienti sono sottoposti ad un’esposizione graduale per sentirsi a proprio agio con le sensazione per mezzo di provocazione intenzionale dei sintomi, utilizzando l’esercizio fisico. Ad esempio, i sentimenti di vertigini potrebbero essere indotti ruotando su una sedia girevole e la derealizzazione da un’ iperventilazione per un minuto. Oltre alla formazione diretta per sentirsi a proprio agio con questi sentimenti (in cui i pazienti imparano a provare sentimenti di stranezza o di disagio, piuttosto che paura), l’esposizione interocettiva permette anche i pazienti di identificare i pensieri automatici e le interpretazioni catastrofiche associate alle sensazioni fisiche e correggerli.
Gli esercizi di esposizione enterocettiva possono funzionare come una preparazione per l’esposizione in vivo, mentre gli interventi sono tipicamente introdotti nella sessione e completati insieme almeno due volte da parte del terapeuta e del paziente, ponendo l’attenzione su come aiutare i pazienti a “non fare nulla” per cercare di controllare o ridurre al minimo i sentimenti.
Inoltre, vengono indicati gli esercizi da eseguire a casa, in modo che il paziente possa “abituarsi” alle sensazioni per la sessione settimanale successiva. Infine, si chiede ai pazienti di completare l’esposizione interocettiva in sessioni in cui hanno paura del panico, in modo che il comfort con le sensazioni possa essere appresa in quel contesto.
Questa pratica di esposizione interocettiva al di fuori della sessione prevede una transizione graduale dell’esposizione in vivo.

2. L’esposizione in vivo
L’esposizione in vivo è l’intervento principale applicato per superare l’evitamento agorafobico. Per pianificare l’esposizione in vivo, il paziente deve fare una lista di luoghi o di situazioni che vengono evitati a causa di timori e registrare il livello di ansia e di pensieri automatici che sorgono da queste situazioni.
Questa lista dovrebbe essere organizzata in una gerarchia, a seconda del livello di difficoltà, per essere confrontata con i luoghi e con le situazioni.
Gli esercizi di esposizione in vivo sono iniziate da situazioni considerate meno ansiogene e che il paziente è disposto ad affrontare.
Per essere efficace, l’esposizione dovrebbe essere estesa nel tempo (stare in una data situazione per circa il doppio del tempo che è necessario per sentirsi a proprio agio in questa situazione) e il livello di ansia dovrebbe essere sentita durante il compito e monitorati sia dal paziente e sia dal terapeuta.

3. La dipendenza da parenti
La dipendenza da parenti è un problema molto comune nel disturbo di panico e le conseguenze sono la perdita di autonomia del paziente, nonché l’interferenza con le prestazioni e la ridotta autostima.
I parenti, di solito, possono essere coinvolti in qualche fase del trattamento per aiutare le attività di esposizione. Tuttavia, il trattamento deve incoraggiare i pazienti ad andare in luoghi che di solito non vanno solo per ripristinare l’autonomia perduta.

Le sessioni di terapia cognitivo-comportamentale
Le sessioni di terapia cognitivo-comportamentale nel disturbo di panico sono strutturati, seguendo il modello base proposto da Beck.
Le sessioni iniziali sono dedicate alla valutazione del paziente, la psicoeducazione e la formazione delle tecniche per affrontare l’ansia (rilassamento muscolare e la respirazione addominale), se tali tecniche sono utilizzate.
Nell’avanzare delle sessioni, una maggiore attenzione viene rivolta agli interventi cognitivi di esposizione interocettiva e in vivo.
Le sessioni finali sono dedicate a consolidare i guadagni e gli sforzi per prevenire le ricadute.
La prevenzione delle ricadute è aiutata dalla piena pratica di esposizione interocettiva in una vasta gamma di situazioni, in modo che i pazienti non “lascino le cose come sono” e di evitare le esposizioni che temevano in delle situazioni. Inoltre, le difficoltà future probabili (ad esempio, in cui può sorgere l’ansia ad eventi speciali) e le tecniche per affrontare il disturbo, insieme ad una revisione delle strategie che il paziente ha trovato utile in passato, forniscono elementi aggiuntivi agli sforzi per la prevenzione delle ricadute.
Lo stress cronico, dopo 12 settimane di terapia cognitivo-comportamentale, è un predittore di prognosi sfavorevole nei pazienti con agorafobia, così come è importante per identificare le situazioni che portano ad una maggiore vulnerabilità psicologica per prevenire recidive e cronicità.

La terapia cognitivo-comportamentale e i farmaci
La terapia cognitivo-comportamentale è una scelta eccellente come prima linea di trattamento. Ha una buona accettazione da parte dei pazienti ed una rapida insorgenza d’azione, forte efficacia, forte manutenzione dei guadagni di trattamento e forte rapporto qualità-prezzo.
Ci sono anche altre prove per l’efficacia della terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico per i pazienti refrattari al trattamento farmacologico (ad esempio, l’incapacità di rispondere adeguatamente dopo il trattamento con il dosaggio raccomandato e la durata della terapia farmacologica o l’intolleranza ad una dose più alta).
Inoltre, la terapia cognitivo-comportamentale, individuale o di gruppo, ha dimostrato di essere di beneficio per questi pazienti anche nel lungo termine.

Studi sui risultati di trattamento del disturbo di panico
Alcuni studi suggeriscono degli effetti minimi della terapia cognitivo-comportamentale combinata con i farmaci.
Tuttavia, vi è anche la prova che, con la sospensione di farmaci, vi è una perdita di efficienza del trattamento combinato. Pertanto, anche se l’aggiunta di farmaci nella terapia cognitivo-comportamentale può allargare i risultati a breve termine per il mantenimento, nel lungo termine possono esserci dei risultati utili nel trattamento e nel costo-efficacia del trattamento stesso. Inoltre, se il paziente ha iniziato ad assumere il farmaco, vi è evidenza che questo può essere gradualmente ridotto durante il corso della terapia cognitivo-comportamentale.
Dal momento che l’esposizione della domanda sembra migliorare l’efficacia del trattamento farmacologico, gli elementi della terapia cognitivo-comportamentale, in particolare quelli di formazione in esposizione graduale, dovrebbero essere parte del trattamento medico del disturbo di panico. Tuttavia, quando è disponibile la psicoterapia cognitivo-comportamentale più aggiornata per i pazienti, si ritiene che l’intervento può raggiungere dei risultati che rivaleggiano il trattamento di combinazione, in molti casi, e forniscono il potenziale di maggiore durata del trattamento e un costo inferiore. Inoltre, si consiglia di prendere in considerazione il trattamento combinato quando non è la risposta ad una o l’altra forma di trattamento. Ci sono anche prove che suggeriscono che i pazienti, che non rispondono alla terapia cognitivo-comportamentale per il disturbo di panico, possono beneficiare di successive farmacoterapia e, come è noto, ci sono alcuni piccoli studi che indicano che il non-successo al trattamento farmacologico del disturbo di panico può avere successo con la terapia cognitivo-comportamentale.
In conclusione, la psicoterapia cognitivo-comportamentale è un’efficace modalità di trattamento per i pazienti con disturbo di panico, sia come terapia di prima linea sia come strategia per i pazienti che non rispondono ai farmaci sia come trattamento combinato con la terapia farmacologico.
Questo trattamento prevede la correzione dei pensieri catastrofici che peggiorano i sintomi di ansia e di paura, ansia anticipatoria e predispongono all’evitamento. Attraverso strategie per alleviare l’ansia (respirazione diaframmatica e di rilassamento muscolare), i cambiamenti cognitivi e l’esposizione interocettiva, i pazienti hanno più possibilità di essere esposti a situazioni evitate e, quindi, migliorare la loro qualità della vita, superando l’agorafobia e la dipendenza dai parenti, che sono responsabili di gravi perdite nelle attività quotidiane e spesso raggiungono livelli di sopravvenuta inabilità.
Nuovi approcci come la terapia cognitivo-comportamentale basati su Internet e una terapia cognitivo-comportamentale intensa (due giorni) sono stati testati nel disturbo di panico con esiti favorevoli.

Le caratteristiche principali dell’ansia
Ecco qui di seguito una sintesi delle più importanti caratteristiche generali di paura. Caratteristiche fisiche dell’ansia:
-una sensazione di irrequietezza e nervosismo;
-tremori alle mani o agli arti;
-mani sudate;
-sensazione di avere una stretta fascia intorno alla fronte;
-sudorazione ;
-fastidio allo stomaco o al torace;
-testa leggera e soffrire di svenimento;
-difficoltà a parlare, balbuzie;
-secchezza della bocca o della gola;
-difficoltà di respirazione;
-mancanza di respiro o respirazione superficiale;
-tremore di voce;
-battito cardiaco molto veloce o martellante;
-dita o arti freddi;
-debolezza o intorpidimento;
-vertigini;
-difficoltà di deglutizione;
-nodo alla gola ;
-collo rigido;
-sensazione di soffocamento, ansimante;
-mani fredde e sudate;
-formicolio alle mani e / o piedi o intorpidimento
-nausea e mal di stomaco;
-improvviso caldo o freddo;
-minzione frequente;
-sensazione di calore;
-diarrea;
-infastidito o irritato.

Caratteristiche cognitive dell’ansia:
-preoccupazione;
-fastidiosi sentimenti di ansia o di paura del futuro;
-stimoli fisici costanti (preoccupazione con sensazioni fisiche);
-sentirsi minacciati da persone o da situazioni che normalmente non sono una minaccia;
-paura di perdere il controllo
-paura di perdere il controllo sul corpo, soprattutto sulla vescica o intestino (sfintere), per cui vi è la perdita involontaria di urina e di feci;
-temere di non essere in grado di far fronte ai problemi;
-il mondo è sul punto di crollare e le cose rischiano di sfuggire di mano;
-percezione degli eventi che susseguono troppo in fretta pensando che non si dissolvono;
-preoccuparsi di ogni dettaglio;
-più volte avere gli stessi pensieri negativi;
-paura di svenire in certi luoghi, in modo da evitare questi luoghi;
-ragionamento confuso;
-pensieri ricorrenti (preoccupazione);
-pensare che si sta per morire di una malattia o di una condizione cattiva, anche se il medico dice che non c’è nulla in corso;
-paura di rimanere da soli;
-difficoltà a concentrarsi su un compito specifico o attività e difficoltà di focalizzare l’attenzione.

Caratteristiche comportamentali dell’ ansia
-evitamento
-aggrapparis al coniuge o ad altre persone;
-comportamento agitato

Dott. Pierpaolo Casto - Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale - PER APPUNTAMENTO: Via Magenta, 64 CASARANO ( Lecce ) Tel. 328 9197451 - 0833 501735 - Part. IVA 03548820756 © 2018 Frontier Theme