Cura per l’ansia: cosa fare

Cura per l’ansia: cosa fare

L’ansia si manifesta quando ci comportiamo con apprensione, in quanto si attiva un meccanismo di auto-protezione progettato per avvisarci e proteggerci dal pericolo: la risposta allo stress.
Pertanto, l’ansia non può essere curata o eliminata, è parte essenziale del nostro meccanismo di sopravvivenza.
Quindi diffidate di coloro che affermano l’esistenza di “cure per l’ansia” o “rimedi miracolosi”, non ce ne sono.
L’ansia si trasforma in un disturbo quando interferisce con uno stile di vita normale.
La buona notizia è che, mentre l’ansia è un meccanismo di protezione di cui abbiamo bisogno, non deve trasformarsi in un disturbo e, qualora lo fosse, può essere superato con successo.
L’ansia non è qualcosa che ereditiamo geneticamente o una malattia di contratto; è qualcosa che produciamo noi stessi dal modo in cui abbiamo imparato a vivere ed interagire col mondo.
In sostanza, viviamo in modo più contrastante e con più timore rispetto ad altri soggetti e come risultato, carichiamo il corpo di stress e lo stress produce sintomi di ansia.
Il farmaco può essere un valido aiuto per diminuire i sintomi, ma non dev’essere considerato come una cura, perché una volta che se ne interrompe l’assunzione i sintomi torneranno di nuovo nel tempo, e spesso, con una frequenza maggiore.
Conoscere l’ansia, capire cosa comporta per la mente ed il corpo, come si produce e cosa si può fare per eliminarla come condizione, è la vera cura.
Ci sono molti modi per ridurre ed eliminare i sintomi dell’ansia, ma uno solo può eliminarla completamente quando si trasforma in un disturbo (condizione): affrontare con successo le cause principali del disturbo con un valido supporto e sostegno.

Quando vi sono trattamenti psicologici, l’effetto non è solo determinato dall’intervento specifico ma anche dai fattori cosiddetti extra-terapeutico, come il recupero spontaneo e il sostegno sociale, il fattore aspettativa come l’effetto placebo, le tecniche terapeutiche specifiche e quelle non specifiche come un buona associazione terapeutica, empatia e un trattamento strutturato.
Alcuni ricercatori hanno confermato che gli aspetti non specifici dell’effetto del trattamento sono più importanti delle tecniche di intervento specifiche.

Il modello a gradini
L’intrattenimento nel trattamento di un modello a gradini è coerente con le linee guida dei disturbi d’ansia multidisciplinari.

Il trattamento psicologico

Questo trattamento si basa sui principi della terapia cognitivo-comportamentale e mira a rafforzare l’autogestione e le strategie di potenziamento.
Questo trattamento può essere efficacemente implementato da medici e da specialisti nella cura della salute mentale.
L’obiettivo del trattamento è quello di ridurre i sintomi psicologici associati con i problemi irrisolti nella vita quotidiana.
Durante il trattamento, il terapeuta aiuta il paziente a definire i problemi in modo chiaro e attraverso la formulazione di obiettivi.
Il paziente imparerà un approccio sistematico per affrontare efficacemente i problemi futuri. L’obiettivo del trattamento non è tanto quello di risolvere i problemi ma di affrontarli attivamente.

La terapia cognitivo-comportamentale
In una analisi negli adulti con tutti i disturbi d’ansia (ad eccezione della fobia specifica) è stata dimostrata l’efficacia, dal disturbo d’ansia ad alcuni componenti della terapia come l’esposizione e la ristrutturazione cognitiva.
Questa terapia, inoltre, ha un effetto migliore rispetto ad un trattamento di placebo su tutti i disturbi d’ansia. Gli effetti sul disturbo d’ansia generalizzato e sul disturbo post traumatico da stress sono significativamente più elevati rispetto alla fobia sociale.
Gli effetti su altri disturbi d’ansia non differiscono significativamente tra loro.
In una metà-analisi l’efficacia cognitiva della terapia comportamentale è stata rilevata nel disturbo di panico. Inoltre, alcuni studi hanno dimostrato che un disturbo d’ansia generalizzato nella terapia cognitivo-comportamentale a breve termine riduce l’ansia ed è più efficace rispetto alla solita cura.
Una meta-analisi di tecniche comportamentali, invece, si è dimostrato che la ristrutturazione cognitiva con l’esposizione è stata più efficace per il trattamento della fobia sociale.
Conclusione: La terapia cognitivo-comportamentale è efficace in tutti i disturbi d’ansia rispetto ad altri trattamenti.

Tecniche di rilassamento
C’era solo uno studio che ha mostrato che l’esercizio fisico è più efficace rispetto al placebo ma non è così efficace come clomipramina.
Conclusione: lo yoga può essere efficace nel trattamento dei disturbi d’ansia. Tuttavia, la qualità delle prove è bassa.

Mindfulness
Mindfulness, di origine buddista, si riferisce ad un processo che porta ad uno stato mentale con una consapevolezza senza giudizio di esperienze, come i sentimenti, i pensieri, la postura del corpo, la coscienza e l’ambiente, mentre è incoraggiata la curiosità e l’accettazione .
Una meta-analisi ha mostrato un effetto positivo di terapie mindfulness (terapia cognitivo-comportamentale, in particolare la riduzione dello stress) sui sintomi di ansia di molti disturbi.

La terapia cognitivo-comportamentale
In generale, molti metodi di auto-aiuto (in particolare sotto forma di terapia cognitivo-comportamentale) sono meno efficaci rispetto al trattamento di un terapeuta.
Il gruppo di lavoro ritiene che i metodi di auto-aiuto possono contribuire ad affrontare l’ansia in modo lieve o fino a quando non si ha un efficace trattamento psicoterapeutico.

La psicoterapia rispetto al trattamento farmacologico
Una meta-analisi di respirazione consapevole terapeutica, l’effetto dei farmaci e la terapia cognitivo-comportamentale per i sintomi di ansia-correlati rispetto ad un disturbo di panico, disturbo d’ansia generalizzato e fobia sociale è stato dimostrata un’efficacia simile .
Per impostazione predefinita, non si possono trarre conclusioni per il disturbo d’ansia generalizzato in quanto vi è una mancanza di dati.
In un’altra meta-analisi si è dimostrato che la terapia comportamentale è risultata efficace quanto la terapia farmacologica per il disturbo di panico con o senza agorafobia.
In studi recenti si è dimostrato l’effetto di un antidepressivo (fluoxetina, sertralina) e la terapia cognitivo-comportamentale per la fobia sociale.
Conclusione: la terapia cognitiva-comportamentale è efficace quanto il trattamento con gli antidepressivi per il trattamento dei disturbi di panico e delle fobie sociali.

I beta-bloccanti
Uno studio dimostra l’effetto del propranololo in individui che hanno sperimentato situazioni di ansia crescente a breve termine (pazienti con fobia dentale, gli studenti di medicina con lo stress dell’esame e i pazienti ansiosi prima di un intervento chirurgico).
Gli studi hanno mostrato una riduzione di ansia o tremori da propranololo rispetto al placebo.
Conclusione: il propranololo è efficace in situazioni di paura a breve termine, come la paura del palcoscenico.

La scelta degli antidepressivi
E’ stata dimostrata l’efficacia degli antidepressivi per i disturbi d’ansia.
In una meta-analisi, in cui l’effetto del farmaco è stato esaminato per il disturbo di panico, si è dimostrato che gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e il tricloroanisolo sono più efficaci rispetto al placebo.
Gli antidepressivi sono efficaci nel ridurre la gravità dei sintomi del disturbo post traumatico da stress. Inoltre, si è dimostrato un effetto positivo degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina con la fobia sociale.
L’uso degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina è preferito ma deve essere combinato in presenza di complicanze del paziente.
In presenza di un disturbo di fobia sociale, l’unica terapia dimostrata è quella che prevede l’uso degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina. In mancanza di studi indipendenti e comparativi di venlafaxina, rimane poco chiaro l’uso con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
Gli effetti collaterali degli antidepressivi
I principali effetti collaterali sono gli effetti anticolinergici: secchezza delle fauci, stipsi, ritenzione urinaria, nausea, aumento di peso, sedazione, disfunzione erettile, eiaculazione in ritardo, disturbi di accomodazione, sudorazione, dilatazione della pupilla, aumento della pressione intraoculare. Soprattutto negli anziani, possono esserci effetti collaterali come l’agitazione e la confusione, delirio anticolinergico tossico con disorientamento, allucinazioni visive, convulsioni e coma, ipotensione ortostatica e vertigini.
Il rischio di questi effetti è maggiore in presenza di malattie cardiovascolari, in particolare insufficienza cardiaca e, negli anziani, può portare a cadute ed altri incidenti. Il rischio di sanguinamento gastrointestinale è aumentato nelle persone di età compresa tra ottant’anni e con una storia di sanguinamento gastrointestinale. Nei pazienti dai cinquant’anni vi è un aumento del rischio di fratture ossee.

Gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina
Soprattutto all’inizio del trattamento, si possono verificare i seguenti effetti collaterali: disturbi gastrointestinali (come nausea, diarrea e costipazione), mal di testa, anoressia, agitazione, confusione, ansia, nervosismo, sedazione, insonnia, mioclono e sudorazione. Altri effetti collaterali di SSRI comprendono sonnolenza, tremori, secchezza delle fauci, disfunzioni sessuali (disfunzione eiaculatoria in primo luogo, diminuzione della libido).
L’uso degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina è associato ad un aumentato rischio di fratture ossee. Gli effetti indesiderati parkinsoniani sono meno frequenti e segnalati: acatisia, distonia acuta e discinesia.
Inoltre, sono stati riportati rari casi di allucinazioni. Quando si fa usa di fluoxetina, potrebbe derivarne anoressia e perdita di peso notevole, mentre con gli altri inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina si osserva, invece, un aumento di peso.
Potrebbero essere presenti, inoltre, relazioni tra l’uso di questi inibitori e il verificarsi di aggressioni. La serotonina, infatti, ha un ruolo notevole nell’inibizione degli impulsi, nella regolazione delle emozioni e nel funzionamento sociale.
Uno studio dimostra che, specialmente all’inizio del trattamento con gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, vi è un aumento di ansia e paradossali peggioramenti dell’umore, portando un comportamento aggressivo reattivo. In conclusione, vi è una debole evidenza di una relazione tra comportamento aggressivo e l’uso degli inibitori. I fattori clinici e ambientali rendono dimostrare con certezza che vi è un difficile rapporto tra il verificarsi del comportamento aggressivo e l’uso di degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.

Aumento rischio di sanguinamento
Una meta-analisi di quattro studi osservazionali ha dimostrato l’aumento del rischio di una emorragia gastrica con l’uso degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina.
Conclusione: C’è una forte evidenza di un aumentato rischio di sanguinamento gastrointestinale con l’uso concomitante di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e di farmaci anti-infiammatori non steroidei.

Gli antidepressivi negli anziani
Negli anziani è preferibile l’utilizzo di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina con il meno possibile di interazioni, come citalopram e sertralina, in quanto essi sono sensibili agli effetti anticolinergici centrali che influenzano il funzionamento cognitivo. L’uso di antidepressivi è associato ad un aumento del rischio di cadute e di fratture dell’anca. Infatti, proprio a causa del rischio di iponatriemia nei pazienti anziani che essi assumono gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina in combinazione con un diuretico e si consiglia di verificare il contenuto di sodio dopo 5-9 giorni dall’inizio del trattamento. Inoltre, si consiglia di utilizzare una dose iniziale più bassa e costruire la dose lentamente.
Il disturbo da serotonina
Il disturbo serotoninergico è raro ma potenzialmente fatale con un’instabilità autonomica (ipertermia, sudorazione, tachicardia, variazioni della pressione sanguigna, dilatazione delle pupille, tachipnea, nausea e vomito, diarrea e incontinenza urinaria), oltre a disturbi della coscienza (confusione, disorientamento, agitazione, allucinazioni, ansia, sonnolenza e coma ) e sintomi neuromuscolari (mioclono, tremore, movimenti irrequietezza, rigidità, trisma, iperreflessia e atassia) ed è più comune nella combinazione di un inibitore selettivo della ricaptazione della serotonina o con altri farmaci psicotropi e in combinazione con tramadolo, venlafaxina, trazodone ed erba di San Giovanni (iperico).
L’agente serotoninergico è utilizzato nelle precedenti cinque settimane di trattamento e deve basarsi sul disturbo delle serotonina; sono presenti uno dei seguenti sintomi:
tremore in combinazione con iperreflessia;

Gli antidepressivi durante la gravidanza e l’allattamento
E’ stato dimostrato che un antidepressivo può essere utilizzato in modo sicuro durante la gravidanza e l’allattamento. Nel valutare se è necessario un antidepressivo, deve essere valutata la gravità del disturbo, la presenza di opzioni di trattamento alternativo e la durata della gravidanza. Se un antidepressivo è ritenuto necessario, deve essere regolato o adattato con il rischio di meno effetti collaterali e difetti di nascita possibili.

Considerazioni sul trattamento con antidepressivi
Non vi sono molte prove sul modo migliore per iniziare un trattamento con antidepressivi e su come aumentarne il dosaggio, sugli effetti collaterali e sulla sostituzione di antidepressivi.

Ansiolitici alternativi
La conoscenza di automedicazione è particolarmente importante in quanto le interazioni pericolose possono verificarsi mediante la combinazione di alcune risorse con i farmaci. L’iperico, per esempio, riduce il siero includendo anticoagulanti e riduce l’efficacia dei contraccettivi orali. Quando vi è un disturbo serotoninergico può verificarsi l’uso concomitante di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina e l’ erba di San Giovanni.
Quando verrà sospeso l’utilizzo di benzodiazepine sarà concomitante con l’uso dell’erba di San Giovanni. La valeriana può aumentare l’effetto di altri sedativi; la passiflora contiene vitamina K, che può aumentare la coagulazione, anche quando si utilizzano anticoagulanti; l’estratto di radice di kava-kava, con un effetto ansiolitico, è a causa di effetti collaterali gravi (ad esempio, la tossicità epatica).

L’uso a lungo termine di ansiolitici
Non è raccomandato l’uso prolungato di ansiolitici. Inizialmente i sintomi di paura vengono effettivamente ridotti ma, a causa dell’ induzione della dipendenza e della tolleranza già dopo due settimane, non possono risolvere nulla nel lungo termine. Inoltre, l’uso di benzodiazepine è associato ad un aumentato rischio di menomazioni nelle funzioni cognitive, come la memoria e la concentrazione.

Dott. Pierpaolo Casto - Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale - PER APPUNTAMENTO: Via Magenta, 64 CASARANO ( Lecce ) Tel. 328 9197451 - 0833 501735 - Part. IVA 03548820756 © 2017 Frontier Theme